Ciociaria 2020, l’anno dell’estinzione politica

Foto © Imagoeconomica, Sara Minelli

Nella Lega i parlamentari non sono riconosciuti come Capi dalla base, Fratelli d’Italia non può farcela senza una sponda, mentre in Forza Italia Mario Abbruzzese è tentato dalla strategia renziana del pop corn. Nel Pd restano i veti incrociati delle correnti: servirebbe un segretario vero, uno con il profilo di Bruno Astorre. I Cinque Stelle? Oltre Rousseau, poco o nulla.

La classe dirigente della Lega non riesce ad assumere la leadership politica in Ciociaria, neppure nel centrodestra. Il sottosegretario Claudio Durigon e il deputato Francesco Zicchieri vengono percepiti come esponenti di Latina. Lo hanno detto chiaramente nel corso della riunione del direttivo provinciale in diversi. (leggi qui «Qui comando io»: ed i leghisti si ribellano a Zicchieri).

In realtà alle Europee alla fine è stato eletto Matteo Adinolfi, di Latina. E Maria Veronica Rossi, di Ferentino, nonostante gli oltre 23.000 voti, è la prima dei non eletti. Se magari sul territorio non si dividevano i voti tra almeno quattro candidati sarebbe andata diversamente. Chi ha fatto in modo che questo avvenisse? E lo ha fatto apposta per favorire Adinolfi, applicando l’eterno principio del Divide et Impera?

La leadership politica si conquista sul campo e deve essere riconosciuta. Durigon e Zicchieri in provincia di Frosinone non toccano palla. Come del resto gli altri parlamentari, il senatore Gianfranco Rufa e la deputata Francesca Gerardi. Nessuno dei due in realtà può mettere tutti d’accordo e guidare il Carroccio in Ciociaria. Quanto al senatore e vicecoordinatore regionale Umberto Fusco, è bravissimo. Ma è  di Viterbo. In Ciociaria c’è bisogno di un ciociaro.

L’unico in grado di potersi mettere alla guida del Carroccio, considerato il materiale umano presente al momento, è il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani, nei confronti del quale però il tasso di “gelosia politica” è ai massimi storici. Ottaviani potrebbe prendere le redini soltanto nell’ambito di una legittimazione globale. Ma è complicato. In provincia di Frosinone la Lega rischia di continuare a prendere percentuali enormi a Politiche, Regionali e ad Europee ma di rimanere marginale sul territorio, nei Comuni, negli enti locali, perfino nella rappresentanza di realtà fondamentali come i Consorzi industriali, la Saf, la Asl.

Manca un leader vero, riconosciuto, del territorio.

Fratelli d’Italia finora non è andato neppure vicino alla leadership del centrodestra. Il senatore Massimo Ruspandini avrebbe bisogno di una sponda importante proprio nella Lega per cambiare il centrodestra locale. Ma non l’avrà mai, perché nel Carroccio c’è una lotta di sopravvivenza politica del tutti contro tutti.

Rimane Forza Italia, dove Mario Abbruzzese comunque resta il leader. Nonostante la sconfitta al ballottaggio di Cassino. L’impressione è che possa adottare la strategia del pop corn di Matteo Renzi. Accomodarsi sul divano e aspettare che gli altri vadano a sbattere. In fondo ha funzionato a livello nazionale. L’unica variabile è rappresentata dal neo vicecoordinatore regionale Gianluca Quadrini, che infatti sta provando ad includere. Ma lui stesso è consapevole che non esiste alternativa ad un accordo con l’area di Abbruzzese. Quindi, con Pasquale Ciacciarelli, Danilo Magliocchetti, Tommaso Ciccone. E questa strategia del dialogo fino a che punto può stare bene ad uno cimeli suo capocorrente Claudio Fazzone, abituato a non fare prigionieri? In ogni caso, le percentuali di Forza Italia sono in caduta libera.

Il centrodestra ciociaro è in crisi di identità: chi ha i voti non ha i leader, chi ha i leader non ha i voti.

Dal Movimento Cinque Stelle inutile aspettarsi scatti diversi se non sulla tastiera per connettersi e votare sulla piattaforma Rousseau. D’altronede se la riunione degli attivisti provinciali viene fissata di domenica pomeriggio a Casalattico è complicato sperare in una reale volontà di mobilitazione.

I deputati Luca Frusone, Ilaria Fontana ed Enrica Segneri sanno che, finita questa consiliatura, difficilmente avranno l’opportunità del bis. Ma in generale il Movimento non ha lasciato tracce politiche in Ciociaria, dove conta appena 7 consiglieri comunali e nessun sindaco.

Nel Pd di leader ce ne sono pure troppi: Francesco De Angelis su tutti, ma anche Mauro Buschini e Antonio Pompeo. Manca però una segreteria provinciale in grado di potersi dedicare completamente al rilancio e al radicamento del Partito. Non perché l’attuale segretario Domenico Alfieri non sia in grado di ricoprire il ruolo. Anzi. Ma perché avrebbe bisogno di una legittimazione vera derivante da un congresso innanzitutto.

Servirebbe una legittimazione che metta il segretario in grado di fregarsene delle correnti, di metterle in riga, di “costringerle” a collaborare. Dandogli un profilo politico come quello del segretario regionale, il senatore Bruno Astorre. Magari il metodo per arrivarci potrebbe individuarlo lui. Sul modello Cassino.

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