E la Corte bussò al Castello dei… conti

La Corte dei Conti ha accertato irregolarità nella gestione finanziaria del Comune di Ceccano. Il sindaco Caligiore esclude categoricamente il dissesto. L'opposizione lo attacca. Ma è anche colpa di "quelli di prima". Lo dice la sezione regionale di controllo

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

La notizia è stata data venerdì scorso dal Messaggero: «La Corte dei Conti ha accertato una serie di irregolarità nella gestione finanziaria del Comune di Ceccano. Ha ordinato così di adottare entro sessanta giorni i provvedimenti idonei a rimuovere criticità tali da pregiudicare gli equilibri di bilancio».

Il Messaggero, 9 luglio 2021

Il sindaco FdI Roberto Caligiore, chiamato in causa, ha escluso però di dover ricorrere alla dichiarazione di dissesto: che, come già accaduto a Frosinone e Cassino, fa entrare in gioco un organo straordinario di liquidazione per appianare debiti e buchi di bilancio con tutti i crediti disponibili.

È stato messo in risalto, a distanza di due giorni, su Ciociaria Oggi: «Evitato il dissesto finanziario. La sezione regionale di controllo della Corte dei Conti ha rilevato la correttezza della gestione comunale. Grande soddisfazione del sindaco Caligiore: “Verranno sanate una serie di inesattezze che si sono susseguite negli anni».

Colpa di tre amministrazioni, non una

Antonio Ciotoli

E almeno su quest’ultima dichiarazione non ci piove. Perché la Corte dei Conti non ha fatto le pulci solo al Caligiore 1: che va dal 2015 al 2019. Ma anche alle precedenti amministrazioni Psi: guidate da Antonio Ciotoli, tra il 2007 e il 2012, e Manuela Maliziola, fino al 2014.

Cosa è stato ritenuto irregolare? Innanzitutto il reiterato ricorso all’anticipazione di cassa e la sua contabilizzazione. Per far fronte a pagamenti urgenti e indifferibili, non avendo liquidità a disposizione, sono stati richiesti alla tesoreria, registrati male e non restituiti tempestivamente troppi prestiti a breve termine.

Questo ha comportato negli anni un grave deficit di cassa: ossia le uscite sono state maggiori delle entrate. E il tutto ha inficiato «il risultato di amministrazione già a partire da quello del 2008 – rileva la Corte dei Conti -. Annualità nella quale risulta sopra stimato». Nel senso che il saldo tra debiti e crediti è stato di fatto “gonfiato”. Come? Omettendo, come viene spiegato, «la registrazione dell’impegno di spesa riferito al debito verso l’istituto tesoriere per l’anticipazione riscossa nel corso dell’esercizio». In pratica, mi dimentico di segnare il debito ed il conto non soffre.

Anticipazione di cassa? Anche meno

Palazzo Antonelli, sede del Comune di Ceccano

Ricapitolando: bisognava pagare un debito, le entrate incassate non permettevano di farlo, si sono presi soldi in prestito dalla tesoreria ma l’operazione non è stata registrata.

E il fatto che nel 2014 non sia stato contabilizzato il residuo passivo – la spesa ordinata ma non ancora pagata – finalizzato alla restituzione dell’anticipazione di cassa, ha compromesso la determinazione dei risultati di amministrazione fino al 2017.

«Solo all’esito dell’integrazione istruttoria svolta sui rendiconti 2018 e 2019 – fa presente la Corte – è stato possibile ricostruire i correttivi apportati dal Comune ai fini della soluzione della problematica negli esercizi successivi». Come? Il Comune, per ovviare agli errori di registrazione contabile degli anni precedenti, ha cominciato a imputare a uno specifico capitolo di spesa un residuo passivo pari all’importo dell’anticipazione di cassa. È stato effettuato un riallineamento contabile.

Il problema è che l’anticipazione di cassa dovrebbe essere un’operazione eccezionale, ma si lamenta che rientra ormai nell’ordinaria attività gestionale.     

Il Comune vanta crediti non riscossi      

Equitalia, rimpiazzata da Agenzia delle Entrate-Riscossione

A cosa è dovuta la mancanza di liquidità? Alla scarsa capacità di riscossione ordinaria e coattiva delle tasse comunali e, soprattutto, dei crediti vantati verso il gestore idrico Acea Ato 5 e l’allora Equitalia, rimpiazzata dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Nel primo caso si parla «degli importi – ha rivendicato il Comune – derivanti dall’assunzione di mutui per la realizzazione di investimenti per la rete fognaria, mai rientrati nelle operazioni di rimborso». Ovvero quasi 1.3 milioni di euro che Acea dovrebbe ancora restituire al Comune per via del mutuo acceso nel 2003 da quest’ultimo per realizzare opere nella rete fognaria consegnata l’anno seguente al gestore.

È stato stimato poi che Equitalia e successore pubblico non abbiano riscosso almeno due milioni di euro ormai inesigibili: un potenziale danno erariale. In entrambi i casi, come annunciato tre mesi fa da Caligiore in Consiglio, finirà a carte bollate. (Leggi qui Quattro conti e tante polemiche).

Il disavanzo da ripianare? Ah boh

Il sindaco Caligiore e il consigliere Corsi

La Corte dei Conti ha poi avuto da ridire anche sulla determinazione del Fondo pluriennale vincolato – la copertura di spese impegnate ogni anno per gli esercizi successivi. E sui pagamenti commerciali ma anche sullo smaltimento dei residui passivi correnti: i debiti non ancora pagati.

Ed anche e soprattutto rispetto alle modalità di determinazione e ripiano del disavanzo di amministrazione: ovvero il superamento dei residui passivi – la differenza tra impegni di spesa e pagamenti realmente effettuati – da parte dei residui attivi – la differenza tra entrate previste e incassate. Non un ammanco bensì una voragine di quasi tre milioni e mezzo di euro da ripianare entro il 2022.

Ora sembrerebbe ammontante a 2.2 milioni. Il condizionale è ormai d’obbligo. Visti i rilievi della Corte anche a fronte del “buco” in cui l’ex presidente del Consiglio Marco Corsi, pur facendo parte del Caligiore 1, ha messo il dito all’inizio del Caligiore 2. (Leggi qui Disavanzo milionario, Corsi ci mette il dito ma gli ricordano il ‘tradimento’).

Per il sindaco un concetto deve essere chiaro: non è un ammanco, non sono venuti a mancare i soldi, non sono stati presi da qualcuno, nessuno ha messo le mani nella cassa. È una ‘voraginecioè un buco che si è aperto a causa delle nuove norme sui Bilanci pubblici: hanno armonizzato il modo italiano di tenere i conti con il modo europeo. È per questo che molte amministrazioni si sono trovate, da un momento all’altro, con l’acqua alla gola.

Caligiore: «Tutto a posto»

La Corte dei Conti

La delibera numero 64/2021 della sezione regionale della Corte dei Conti, emanata l’8 giugno e depositata il 6 luglio scorso, ha ravvisato la necessità di acquisire entro due mesi un’informativa sulle misure correttive del Comune di Ceccano. Nonché la corretta determinazione del disavanzo effettivo.

Il sindaco Caligiore, dal canto suo, ha assicurato che le soluzioni sono in arrivo. Ostentando sicurezza e grande soddisfazione: «Questa delibera – ritiene – chiude l’istruttoria sui rendiconti dal 2009 al 2019 senza che gli atti siano andati in Procura. È stato possibile perché le indicazioni date alla Corte hanno evidenziato che le azioni, poste e da porre in essere con l’approvazione del rendiconto 2020, sono assolutamente corrette».

Tutta colpa, per il sindaco, della contabilità armonizzata: l’ordinamento introdotto dal 2015 con l’intenzione di rendere omogenei i bilanci e i rendiconti degli enti locali, migliorare la qualità dei conti pubblici e risanare la finanza territoriale.

Il Governo, secondo il primo cittadino di Ceccano, dovrebbe modificarla: «Così come è strutturata – ha lamentato – sta mettendo in seria difficoltà anche i comuni senza debiti come il nostro. Colpa del calcolo dei crediti che il Comune vanta. Costringe ad accantonare negli anni successivi soldi che potrebbero essere spesi per la comunità».

Piroli & Co.:  «Niente in ordine»

Emanuela Piroli e Andrea Querqui

In quella delibera ognuno ha voluto evidenziare o criticare le parti più convenienti. Come nel caso del coordinamento di centrosinistra Il Coraggio di Cambiare, che dà anche il nome al gruppo consiliare formato da Emanuela Piroli e Andrea Querqui.

A detta loro «è grave che l’amministrazione Caligiore non abbia informato a tempo debito i cittadini su questa delibera. E che abbia, anzi, continuato a parlare di un bilancio in salute e di una situazione tranquilla». A onor del vero, però, la deliberazione della Corte dei Conti risale al mese scorso ma è stata depositata undici giorni fa.   

«Una delibera – affonda il coordinamento – che mette in evidenza le falsità diffuse da Caligiore e dalla sua maggioranza. Le segnalazioni avanzate dalla Corte dei Conti sono precise. Riguardano un’area vasta del bilancio e della sua gestione da parte dell’amministrazione. Un’analisi dettagliata anche dei debiti contratti dal 2013 al 2019, nonostante Caligiore dica che “Ceccano è un comune senza debiti”».

Dissesto o non dissesto?

Una veduta di Ceccano

Il sindaco ha parlato di «una serie di inesattezze che si sono susseguite negli anni». Anche in questo caso, però, Il Coraggio di Cambiare non è d’accordo. «La prima giunta Caligiore si insediò nel lontano 2015 e da quel momento le irregolarità, come definite dalla Corte stessa, sono aumentate in maniera esponenziale».

In poche parole, «un documento ufficiale mette alla berlina la pessima gestione della cosa pubblica da parte dell’amministrazione Caligiore».

Che viene invitato dalla già candidata sindaca e dai suoi sodali a «smettere i panni e soprattutto i toni della campagna elettorale. Non vorremmo che la città e i cittadini si trovassero a dover affrontare una situazione di dissesto finanziario». Quello che il primo cittadino ha escluso categoricamente.

Quelli di prima e quelli di oggi

La Giunta Caligiore e i consiglieri di opposizione

Resta, però, un dato di fatto: se il contenuto del documento inviato dalla Corte dei Conti deve essere considerato un indice puntato verso la pessima gestione della cosa pubblica allora questa parte quantomeno dalle amministrazioni firmate Psi.

Per ora i Socialisti, rappresentati in Consiglio da Emiliano Di Pofi – il vice del segretario cittadino Antonio Ciotoli – si sono guardati bene dall’intervenire.

Non il loro alleato di un tempo, Rifondazione comunista. Ora fa parte della Casa Comune del centrosinistra. È quella da cui sono rimasti a debita distanza Pd e Psi, ma anche i consiglieri Marco Corsi (Ceccano Riparte) e Mariangela De Santis (Nuova Vita), eletta nella coalizione dello stesso Corsi. (Leggi qui Ceccano, nasce ‘Casa Comune’. Il Pd? Cerca monolocale per single).

A dire la propria, per conto del locale circolo Prc-Sinistra Europea “5 Aprile”, sono Laura Liburdi e Luigi Mingarelli: quest’ultimo candidato consigliere alle Amministrative 2020 con la civica Ceccano a Sinistra, a sostegno della Piroli.

«L’amministrazione Caligiore ripete il solito mantra con cui addossa tutti i grandi mali di Ceccano ai passati amministratori, genericamente apostrofati come “quelli di prima” affermano. «Sentire ancora e leggere sul giornale che è sempre colpa di “quelli di prima” è diventato patetico. Come patetico è sentir dire che tutto va bene e che tutto funziona nell’Amministrazione finanziaria del Comune».

Non è soltanto colpa di “quelli di oggi”: lo dice la sezione regionale di controllo della Corte dei Conti.  

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