Pompeo pensa ad una donna per il dopo Nicola Ottaviani

L'asso nella manica di Base Riformista si chiama Alessandra Sardellitti. Si valuta la possibilità di schierarla alle prossime Primarie per individuare il candidato sindaco. Resta il nodo Cristofari: "La mia porta è sempre spalancata, sarò il primo a favorire l'unificazione”. ma c'è quello sgarbo di 5 anni fa.

E se l’uomo di Base Riformista fosse… una donna? Nelle file della componente Dem che fa riferimento al presidente della Provincia Antonio Pompeo ci stanno pensando. Da settimane ormai. La decisione di scendere in campo alle Primarie per scegliere il candidato sindaco di Frosinone è presa, vogliono contarsi, dimostrare di essere politicamente vivi. E consistenti. Quanto? Lo dovranno dire i numeri.

Francesco De Angelis e Antonio Pompeo

Non per un semplice atto di presenza. Non per censirsi e basta. Antonio Pompeo vuole contarsi per contare. È per questo che nei giorni scorsi ha sondato la disponibilità dell’ex sindaco Michele Marini di tornare in campo e partecipare alla corsa interna al centrosinistra per scegliere il successore del sindaco in carica Nicola Ottaviani. (Leggi qui Se Pompeo vuole un ruolo sulla candidatura a sindaco).

Oltre al nome dell’ex sindaco, già vice ai tempi di Domenico Marzi, nei giorni scorsi è circolato anche quello di Andrea Turriziani, già consigliere comunale a Frosinone ed esponente del cattolicesimo democratico. Ma dalle file di Base Riformista assicurano che né lui né Michele Marini sono l’asso nella manica di Antonio Pompeo.

E se fosse una donna?

L’asso è l’attuale braccio destro del presidente. È Alessandra Sardellitti, consigliere comunale e provinciale di Frosinone alla quale Antonio Pompeo ha assegnato la delega all’Edilizia Scolastica. È lei ad avere portato i risultati operativi più concreti in questo biennio di governo ormai alla scadenza.

Alessandra Sardellitti

C’è il nome dell’assessore Sardellitti dietro al piano di rientro a scuola scattato a settembre nelle Superiori in provincia. ha funzionato. C’è il suo lavoro dietro alla soluzione del problema dell’Agrario; è venuto il ministro a vedere di persona. (Leggi qui I protagonisti del giorno. Top e Flop del 12 settembre 2020).

Affidare a lei il compito di affrontare la conta interna sarebbe una scelta fortemente identitaria. Capace di identificare con chiarezza l’area. E di attrarre anche elettorato di centrodestra. Il che non è sempre un buon segnale: se dall’altro fronte decidono di partecipare alle Primarie talvolta significa che vogliono condizionarle e far pendere l’ago della bilancia dove preferiscono; scegliendosi così l’avversario.

Fabrizio il pacificatore

Il centrosinistra è alle prese anche con un altro fronte. Il presidente dell’Ordine dei Medici Fabrizio Cristofari, candidato sindaco contro Nicola Ottaviani cinque anni fa, aspetta ancora che il Partito Democratico metta in moto la macchina organizzativa. Perché c’è ancora molto da chiarire: cinque anni fa dovette sopportare il veto sul suo nome posto da Michele Marini. Che a sua volta aveva subito quello di Cristofari cinque anni prima. (Leggi qui Nel centrosinistra frusinate fanno i conti senza Cristofari).

Michele Marini, Mauro Vicano, Fabrizio Cristofari

In questi anni nessuno ha lavorato per smussare gli angoli, riallacciare i fili del dialogo.

Fabrizio Cristofari affila le lame. «Farò di tutto per favorire l’azione unificatrice del Partito Democratico: la agevolerò in ogni modo. Farò pace con tutti anche se non ho mai litigato con nessuno, la mia porta è spalancata a tutti. L’hanno trovata spalancata quelli che si son fatti avanti adesso e la troveranno altrettanto aperta quelli che si faranno avanti nel futuro».

Dalle file di Pensare Democratico, l’area che fa riferimento a Francesco De Angelis, Mauro Buschini e Sara Battisti, pensano al nome del dottor Mauro Vicano, già Direttore Generale della Asl di Frosinone, già presidente della Società Ambiente Frosinone, collega del dottor Fabrizio Cristofari. Che non si sbilancia:«Si deve scegliere la migliore candidatura possibile. Si devono riunire le forze civiche, sia quelle di animo progressista che quelle di spirito più conservatore».

Il colpo di fioretto è alla fine. «Cinque anni fa le forze della mia coalizione presero 1.500 voti meno di me: questo è l’unico conto che so fare». Gli mancarono i voti, se lo vogliono davvero in campo serve un chiarimento.

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