Regionali, il M5S riapre i giochi: Pd verso lo scontro interno

Il M5S riapre la partita per le candidature alle Regionali. Oggi la Direzione Regionale Pd. Dove è annunciato lo scontro. La soluzione sono le Primarie. Ed i pentastellati sono pronti a partecipare se ci fosse un candidato di convergenza. Il Centrodestra su Procaccini dopo l'archiviazione.

Non è finita. Torna tutto in discussione. Tutto: la candidatura del Pd e quella del Centrosinistra, i componenti dell’alleanza ed il perimetro Campo largo. La partita per le Regionali del Lazio inizia solo ora: sia nelle file del centrodestra che in quelle dei progressisti.

A sinistra, ci pensa Roberta Lombardi a dare la spallata che butta giù il muro alzato per settimane da Giuseppe Conte. L’assessore uscente annuncia: «Se parte del Pd è d’accordo con i temi del M5S siamo pronti a schierarci insieme alle Primarie, con una candidatura contrapposta a quella di Alessio D’Amato». La sponda nel Pd arriva a stretto giro: il dirigente Marco Miccoli annuncia che martedì in Direzione si andrà allo scontro politico, chiederà di congelare tutto per qualche giorno. Si fa strada l’ipotesi di uno schema simile a quello che sta prendendo forma in Lombardia.

Nicola Procaccini

A destra, quattro magistrati della Procura della Repubblica di Latina hanno chiesto l’archiviazione delle loro indagini sull’amministrazione di Terracina. In quel fascicolo c’era anche una telefonata in cui a parlare era l’ex sindaco e ora Parlamentare Ue Nicola Procaccini. Nessuna accusa su di lui: ma il rischio potenziale che venisse tirato dentro. Un rischio che da qualche giorno non esiste più. Gli stessi ‘accusatori’ hanno chiesto al giudice di archiviare il caso. (Leggi qui: Procaccini: la Procura ‘spiana la strada’ per la Regione).

Appena la cosa è diventata definitiva, Nicola Procaccini ex Portavoce di Giorgia Meloni ai tempi in cui lei era ministro nel Berlusconi IV ha compiuto il passo in diretta durante Agorà su Rai Tre: «Sono pronto a candidami a Governatore del Lazio». (Leggi qui: Procaccini: «Pronto a candidarmi alla Regione»).

La spallata di Lombardi

A mettere il palo negli ingranaggi della candidatura dell’assessore alla Sanità Alassio D’Amato è la sua collega di Giunta Roberta Lombardi. Lo ha fatto intervenendo al circolo PD Donna Olimpia a Roma, durante la presentazione del libro di Stefano Fassina. In sala c’è il dirigente Dem Marco Miccoli.

Roberta Lombardi

Lancia la sfida: «Se c’è una parte del Pd che è d’accordo, facciamo una bella cosa: troviamo un altro candidato di coalizione e presentiamolo contro D’Amato così facciamo primarie vere, prima di tutto di programma». Non lo dice alla sala. Non parla in maniera generica. Roberta Lombardi rivolge quelle parole a Marco Miccoli. Lo fa sapendo che martedì si riunisce la Direzione che dovrebbe “incoronare” Alessio D’Amato candidato unico dei Dem alle Regionali e aprire alle primarie.

Gli dice «Vorrei Marco che tu domani andassi in direzione e dicessi: ‘C’è stata fatta una richiesta, ci sono dei punti proposti dal M5S. La risposta a quella richiesta ed a quei punti è arrivata il giorno dopo. È stata: ce ne freghiamo e candidiamo una persona che ci è stata indicata come l’unico candidato possibile da un Partito composto da due nostri ex che non perdono occasione per denigrarci. E vengono a casa nostra a scegliere il candidato‘».

In continuità con Zingaretti

Roberta Lombardi e Nicola Zingaretti (Foto: Andrea Panegrossi © Imagoeconomica)

Non basta. Roberta Lombardi sbatte sul tavolo un’altra contraddizione del Pd. Evidenzia che i punti di programma posti dal M5S, sui quali aspetta una risposta anche dal Pd, sono in continuità con le azioni messe in piedi dalla Giunta Zingaretti.

Li elenca. Ricorda la proposta di centrare il programma sulla Transizione Ecologica: ad esempio la Fabbrica dei Materiali da realizzare a Colleferro per recuperare quasi tutte le materie dai rifiuti indifferenziati che invece oggi finiscono in discarica o bruciati; un piano energetico che ha l’obiettivo del 100% rinnovabili entro il 2050. «Mentre voi del Pd vi fate dare il candidato presidente da chi vuole fare il nucleare».

L’elenco prosegue. Tocca i temi del Lavoro, della Sanità, dell’Ambiente, della Mobilità Sostenibile. «Perché non ci rispondete?» domanda Roberta Lombardi.

Miccoli: scontro in Direzione

Marco Miccoli

La risposta di Marco Miccoli non tarda ad arrivare. Preannuncia tempesta sulla Direzione Regionale Pd. «Ci sarà uno scontro politico. Perché penso che un partito come il nostro non si può alleare con una formazione politica come quella di Calenda e Renzi che sull’inceneritore dice che va bene ma su tutto il resto è in completo disaccordo con noi».

Il dirigente Dem evidenzia un paradosso. C’è il rischio di ritrovarsi a fare la campagna elettorale per le Regionali insieme a Renzi e Calenda, mentre in quegli stessi giorni con quelle stesse persone si litigherà in Parlamento su pensioni, reddito di cittadinanza e fisco.

Ma perché martedì si dovrebbe litigare? «Ci sarà uno scontro politico sui temi. Perché siamo contrapposti con Calenda e Renzi. Il tema non è sei favorevole o no al termovalorizzatore ma vedere se ci sono alternative. Questa è una vicenda che riguarda il gruppo dirigente nazionale del Partito. Di quel gruppo fa parte anche il sindaco di Roma che su questo argomento qualcosa deve dire. Perché salvare la Regione dalla destra non è solo compito di Miccoli e Lombardi ma di chiunque sia dirigente di una forza politica di sinistra».

Stop a D’Amato per due settimane

Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica

Miccoli ha attaccato il comportamento del suo Partito dopo la conferenza stampa di Conte. «Non si fanno i comunicati firmati ‘fonti del Nazareno’ cinque minuti dopo le parole di Conte. Facciamo ridere. Vogliamo aprire una discussione in cui si sentono le ragioni? Non si tratta di dire sì o no al termovalorizzatore, a Livorno, in una regione di centrosinistra, hanno chiuso l’inceneritore perché hanno raggiunto il 65% di differenziata. Sempre in Toscana al posto del termovalorizzatore di Sesto Fiorentino faranno 37 impianti tutti finanziati dal Pnrr».

Parole durissime. Che fanno il paio con quelle altrettanto severe pronunciate senza riserve da Nicola Zingaretti intervenendo alla trasmissione Mezzora in Più su Rai Tre. (Leggi qui: Regionali, il centrodestra scopre di non avere il candidato).

Miccoli andrà all’assalto del fortino. In Direzione «dirò che non sono d’accordo e che vorrei che il corpo del Pd fosse coinvolto. Ci vogliono 15 giorni per coinvolgere i circoli. Suggerirò di prenderci qualche giorno di tempo per chiudere l’accordo con Calenda, facendo un appello all’unità: sia al Pd che a Conte». Significa rimettere tutto in discussione: la candidatura di D’Amato, l’alleanza con Calenda e Renzi. 

La soluzione poco traumatica

Alessio D’Amato

È strettissima e molto difficile da percorrere. Ma ci sarebbe ancora una strada per raggiungere l’accordo tra Pd e M5S e ricostruire così il Modello Lazio, la più grande alleanza Progressista dai tempi dell’Ulivo. I Partiti che l’hanno costruita governando con Nicola Zingaretti erano pronti a riproporla in queste elezioni. L’ha mandata all’aria la scelta di far saltare i ponti voluta da Giuseppe Conte con i suoi diktat; ma anche il livello nazionale del Nazareno che ha voluto accordarsi col Terzo Polo sul nome di Alessio D’Amato. (Leggi qui: Regionali, Astorre: «Alessio D’Amato è il candidato del Pd»).

Giuseppe Conte durante la presentazione del libro di Goffredo Bettini la scorsa settimana ha sostenuto lo stesso concetto ribadito ora da Roberta Lombardi. Il concetto è: il Pd non ha risposto alle questioni programmatiche proposte dal Movimento 5 Stelle e il giorno dopo si è alleato con Calenda scegliendo D’Amato.

Allora dove passa quella strettissima strada che condurrebbe ad un accordo? Tutto è legato alle risposte che il M5S vuole avere. Alessio D’Amato ne ha già inviata una e forse la più importante: per lui il termovalorizzatore non è un tema poiché nel Lazio è già stata approvata la legge per non realizzarne altri; quello di Roma è questione nazionale, autorizzata dal governo Draghi scavalcando il Lazio e dando tutti i poteri al sindaco Roberto Gualtieri. Ma D’Amato non è un ipocrita: la sera stessa della sua designazione ha detto che condivide la linea del sindaco. (leggi qui: I dubbi di Smeriglio, i segnali di D’Amato).

Insomma, una risposta del Pd alle domande di Conte renderebbe più facile il lavoro dei pontieri che stanno lavorando sia sul fronte del Pd che su quello del M5S. Non per un’alleanza alternativa a quella con Calenda e Renzi. Ma per un’alleanza più larga e che ricalchi il più possibile quel Modello Lazio che ha consentito al centrosinistra di governare la Regione per due mandati.

Il nodo delle ingerenze

Nicola Zingaretti negli studi di Lucia Annunziata

Lo stesso Nicola Zingaretti intervenendo domenica a “Mezz’ora in Più” era stato durissimo nel giudizio su come il Pd nazionale ha gestito la questione Lazio. Ha puntato il dito contro l’evidente ingerenza dei livelli nazionali su quelli regionali. Ed ha detto che lui continuerà a cercare il dialogo con Giuseppe Conte. (Leggi qui: Regionali, il centrodestra scopre di non avere il candidato).

Al netto degli scontri, oggi la Direzione Regionale del Pd ratificherà la designazione di Alessio D’Amato come candidato unico del Partito. E potrebbe dare il via libera alle Primarie. Ma non è affatto escluso che qualcuno e non solo Miccoli porti alla luce il dissenso sul metodo che sta portando alla sua designazione. A cominciare proprio dalla decisione di non dare le risposte che il M5S chiedeva per chiudere l’intesa.

Nei fatti il Terzo Polo non fa parte della coalizione: già la scorsa estate Azione ha rifiutato di sedersi al tavolo del centrosinistra e nei mesi successivi Carlo Calenda ha detto chiaramente che l’unico candidato per lui sostenibile è D’Amato. Allo stesso tempo, ricucire col Movimento 5 Stelle garantirebbe l’appoggio di Verdi-Sinistra, che domenica hanno detto di non voler far parte di uno schema costruito da Calenda. (Leggi qui: Regionali, il centrodestra scopre di non avere il candidato).

La soluzione Primarie

Enzo Foschi

A risolvere il problema potrebbero essere allora le Primarie. Che legittimerebbero Alessio D’Amato o chiunque dovesse vincerle al suo posto. Perché, come ha detto il vicesegretario del Pd Lazio Enzo Foschi, «che il Pd voti tutto allo stesso modo sarebbe una rivoluzione culturale…».

Non è un segreto che lo stesso Nicola Zingaretti, non più tardi di una settimana fa, aveva battibeccato su Twitter con Carlo Calenda contestandogli l’imposizione del nome di D’Amato. E che il vicepresidente in carica Daniele Leodori avesse ritirato la sua candidatura diventata ormai trasversale coinvolgendo molte sensibilità del Pd, solo per favorire la costruzione di una campo ancora più largo. Aveva vincolato il suo impegno proprio a quell’alleanza: proprio per marcare una differenza rispetto alla linea di D’Amato che, invece, è in campo anche senza i 5 Stelle.

Pentastellati che ribadiscono l’esistenza di un canale ancora aperto e funzionante. Lo ha ricordato il vicepresidente del Consiglio Regionale Devid Porrello. «Il tempo del confronto non può ancora dirsi terminato: sarebbe poco saggio chiudere oggi questi canali comunicativi per lamentarsi fra qualche mese delle poco condivisibili politiche che una destra stantia probabilmente attuerà».

Manda un segnale ai due lati del fronte: al suo ed a quello con il Pd. «Ci tengo a sottolineare che se non vogliamo ripercorrere lo stesso percorso delle elezioni nazionali, che hanno visto vincere nettamente una destra quanto mai lontana dalle nostre idee progressiste, bisogna tutti fare uno sforzo di dialogo».

La Road Map

Schietroma e Calenda

Oggi dalle 17 la Direzione Regionale del Pd decide sulla ratifica della candidatura di D’Amato o sul congelamento proposto da Miccoli. Oppure sulle Primarie di coalizione. Calenda ha già dichiarato che non sarà ai gazebo, pur garantendo il suo appoggio alla candidatura D’Amato comunque questa si concretizzerà. Mercoledì è in agenda una riunione di coalizione dovrebbe chiudere la partita.

I Socialisti di Gian Franco Schietroma hanno avviato un confronto interno in questi giorni. È emerso un giudizio positivo su D’Amato (“è una buona candidatura“) ma anche l’auspiscio di tenere insieme un fronte più ampio possibile. 

Al momento, le date più probabili per le elezioni sono il 5 o il 12 febbraio. Ma potrebbe anche esserci un ‘election day‘ il 5 marzo.

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