Top & Flop * Giovedì 26 settembre 2019

Top & Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP 

QUADRINI-SALERA

Hanno lavorato in silenzio, pazientemente, da fronti contrapposti, cercando di non scoprire né l’obiettivo né il percorso. Alla fine hanno raggiunto il risultato di sfiduciare Mario Abbruzzese da presidente del Cosilam. (leggi qui Abbruzzese via dal Cosilam: Salera fa scattare la trappola).

Gianluca Quadrini, vice coordinatore Forza Italia nel Lazio

Gianluca Quadrini, vicecoordinatore del Lazio e consigliere provinciale di Forza Italia, si è mosso nella linea indicata dal senatore e coordinatore regionale Claudio Fazzone. Lo ha fatto per lanciare un messaggio evidente: “chi lascia Forza Italia non può sperare di mantenere gli incarichi e i ruoli ottenuti grazie agli “azzurri”.

A questo si aggiunge anche la “soddisfazione personale” di una rivincita rispetto a venti mesi fa, quando proprio Abbruzzese lo mise alla porta di Forza Italia. Dicono che Quadrini la notte scorsa ha visto per tre volte di seguito il film Rambo 2, la Vendetta.

Discorso diverso per Enzo Salera: il sindaco di Cassino sta mettendo in mostra un “taglio” politico non indifferente. Dopo aver battuto Abbruzzese al ballottaggio, ora lo ha mandato a casa anche al Cosilam. Sarà il commissario (probabilmente in quota Pd) scelto dalla Regione Lazio a far parte del cda del prossimo Consorzio unico del Lazio. Manovra sopraffina, che lo posiziona in “credito” rispetto al Pd zingarettiano.

Una manovra a tenaglia, quella di Quadrini e Salera, fatta con il pelo sullo stomaco. Il Gatto e la Volpe.

VALENTINA CALCAGNI

Nel Pd provinciale in tantissimi si lamentano del fatto che non esistono spazi al di fuori del correntone di Francesco De Angelis e Mauro Buschini. In molti spiegano che nelle gerarchie di Nicola Zingaretti non ci sono possibilità di scavalcare De Angelis e Buschini. E neppure Sara Battisti.

Valentina Calcagni con Matteo Renzi

Poi succede che Matteo Renzi porta a termine la scissione e fonda Italia Viva. Uno si aspetta che magari qualche renziano della prima ora lo segua. Magari l’ex senatore Francesco Scalia, anche da semplice militante. Magari Antonio Pompeo, nuovo leader di quell’area che ha fatto riferimento all’ex rottamatore. Magari Nazzareno Pilozzi, ex talebano di Maria Elena Boschi. Magari consiglieri comunali e sindaci. Invece no. In pochi si muovono per raggiungere Renzi.

Ma lei, Valentina Calcagni, non ha dubbi: accende il computer, scrive la lettera di dimissioni da tutte le cariche ricoperte nel Pd provinciale e frusinate e poi preme “invio”. Lo fa con educazione, tempismo e determinazione. La Calcagni alla Leopolda è sempre andata, quando c’era tutto il mondo e quando tutto il mondo prendeva le distanze.

Per lei non è importante se Renzi è segretario o no, se è premier o senatore. Lei è renziana. Punto. Nella buona e nella cattiva sorte. Pulzella d’Orleans.

FLOP

MARIO ABBRUZZESE

La sfiducia da presidente del Cosilam è l’ultima tappa di un percorso negativo iniziato pochi mesi prima delle elezioni del 4 marzo 2018. Quando l’allora potentissimo numero uno di Forza Italia in provincia di Frosinone Mario Abbruzzese mette alla porta Gianluca Quadrini, all’epoca ‘semplice’ presidente della Comunità Montana di Arce e consigliere provinciale uscente con molte ambizioni.

Mario Abbruzzese

Il quale si candida sia alle Regionali che alle Politiche e di voti ne prende migliaia. Di quelle migliaia ad Abbruzzese ne sarebbero bastati duecento per diventare deputato. Invece perde per mano di Ilaria Fontana (Cinque Stelle) il “suo” collegio, quello maggioritario di Cassino. Se fosse stato eletto deputato, l’Amministrazione comunale di Cassino guidata da Carlo Maria D’Alessandro non sarebbe caduta. E Abbruzzese non sarebbe stato costretto a candidarsi a sindaco in una missione politicamente suicida.

Poi, al termine della campagna elettorale, Abbruzzese ha scoperto di essere stato lasciato solo e “scaricato” da Antonio Tajani, europarlamentare e numero due di Forza Italia. Quello stesso Tajani al quale Abbruzzese ha fatto riferimento per anni. Alla fine Mario Abbruzzese non ha avuto altra scelta che “strappare” con Forza Italia e aderire a Cambiamo di Giovanni Toti. Da qui la reazione degli “azzurri”. Con la firma di Claudio Fazzone. E la sfiducia come presidente del Cosilam. La caduta. 

ROBERTA LOMBARDI

Una leader del suo livello tutto può fare meno che mischiarsi ad una rissa politica combattuta senza esclusione di… social network. Quello che è successo in queste ore nel gruppo dei Cinque Stelle della Regione Lazio mette in evidenza le lacerazioni e la violenza verbale all’interno dei pentastellati. (leggi qui Scannamento a 5 Stelle: insulti in aula e foto su Facebook)

La capogruppo M5S in Regione Lazio Roberta Lombardi

Il bersaglio è Davide Barillari, che però non ha mai nascosto la sua posizione. Adesso il punto è diverso e la posta in palio molto più alta: il Lazio dovrebbe essere il laboratorio di un’alleanza politica tra Cinque Stelle e Partito Democratico. Ma il Lazio non è una Regione normale. Perché la presiede Nicola Zingaretti, segretario nazionale dei Democrat. Perché il Comune di Roma è guidato dalla sindaca pentastellata Virginia Raggi. E perché i Cinque Stelle si giocano una fetta importante di credibilità politica. Perché Zingaretti non può permettersi di non avere la maggioranza.

Di questo laboratorio politico Roberta Lombardi dovrebbe essere la protagonista principale. Ma un leader politico nei momenti cruciali unisce, non divide. Aggrega, non spacca. Cuce, non alimenta la gazzarra. La diretta streaming (con Bersani) è finita da sei anni.

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