Cassino ridisegnata daccapo per centrare il nuovo sviluppo

Il report Cresme e dell'Associazione dei costruttori edili analizza la situazione economica della terra di San Benedetto. E indica la via: puntare ai nuovi modelli di sviluppo e valorizzare quelli che l'industria aveva lasciato in secondo piano.

Piero Cima-Sognai
Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Accade a Roma. E anche a Milano. Nei palazzi che ancora oggi ospitano gli uffici strategici delle principali multinazionali. Posti con centinaia di stanze. E di impiegati, uscieri, funzionari. La stessa cosa accaduta nella mitica Palazzina Uffici dello stabilimento Fiat a Piedimonte San Germano.

Da tempo ormai ci sono decine di ambienti vuoti: non ci sono più 12mila dipendenti a produrre auto per gli italiani, non servono più migliaia di amministrativi. Ci sono realtà nelle quali l’impiegato telefona, prenota la scrivania e nel giorno della settimana in cui si presenta in ufficio trova il posto dove lavorare. Solo per quel giorno. Segni di un mondo che cambia e si fa smart.

La conferenza di presentazione dello studio Cresme su Cassino

Cassino se vuole centrare lo sviluppo dei prossimi vent’anni deve ridisegnarsi, attraverso un processo di rigenerazione urbana. Ma anche con un diverso approccio. Concetti di Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme  il Centro di Ricerche Economiche Sociologiche e di Mercato dell’Edilizia.

I numeri che portano a questa conclusione li ha illustrati nell’Aula Magna dell’Università di Cassino durante il convegno voluto dall’Ance, l’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili. Una fissazione del presidente Angelo Massaro: «Far esaminare tutti i fattori che determinano lo sviluppo di un’area, dalla demografia all’occupazione, dall’ambiente ai trasporti: centinaia di fattori. Che però attraverso il Cresme riusciamo a leggere insieme. Ed a capire dove stiamo andando, cosa dobbiamo fare, in quale direzione dobbiamo muoverci per agganciare lo sviluppo dei prossimi dieci anni».

Uno studio concentrato sui tre poli di sviluppo: Sora (presentato all’inizio dell’estate; leggi Il declino di Sora: radiografia su vent’anni di nulla), Cassino (presentato oggi) e poi Frosinone (in agenda per le prossime settimane).

Cambia la popolazione

Lorenzo Bellicini

Cambia la popolazione. In tutto il Cassinate, così come in tutta l’Italia, le culle sono vuote. Abbiamo perso grosse fette di popolazione. Non a Cassino: la città è in controtendenza. «Nel Centro-Sud Italia – ha spiegato il direttore Bellicini – soprattutto nelle aree interne, sono presenti noti processi di perdita. O nel migliore dei casi di arresto della crescita demografica. Il comune di Cassino nell’ultimo decennio (2008-2018) ha visto crescere la sua popolazione di ben 3.156 residenti (+9,4%)»

Cassino è ancora attrattiva grazie allo sviluppo dell’industria e dell’università. «Le dinamiche territoriali – stando allo studio del Cresme – mostrano una forte polarizzazione del sistema locale sul comune centrale. Con l’intero sistema che vede crescere la propria popolazione di meno di 1.000 abitanti in più (+0,7). Ma con gli altri Comuni in calo di 2.157 abitanti».

Non sono le culle a fare la differenza (il saldo tra deceduti e nuovi nati è -99 nel 2019). I ragazzi vanno all’estero a completare gli studi ma a differenza del passato non tornano a casa. Al loro posto arrivano altri giovani provenienti dai Paesi in via di sviluppo. È grazie a loro che il saldo demografico segna ancora il segno più.

Inutile costruire asili nido da migliaia di posti. Perché la popolazione sta invecchiando: occorrerà adattare i servizi pubblici e quelli sanitari ad una popolazione sempre più anziana.

C’è un però, e il report lo evidenzia: qui dati l’anno scorso sono andati in frenata. «I dati del 2019 mostrano un avvio di flessione anche per Cassino che nell’ultimo anno perde 329 abitanti. Lo scenario previsionale al 2038 da un lato rende ancor più evidenti le differenze tra Cassino e gli altri comuni del sistema territoriale. Dato che stima una riduzione della popolazione tra 2008 e 2038 compresa tra 6.200 (-4,5%) e 18mila abitanti in meno (-13%)».

Cresme: un bivio e due scenari

L’Aula Magna dell’Unicas

Tuttavia l’andamento demografico di Cassino prevede due scenari opposti. Uno di conferma della crescita (circa 2.200 abitanti in più) ed uno di calo (quasi 700 abitanti in meno). Cosa farà la differenza? La discriminante tra lo scenario positivo e quello negativo è rappresentata dal consolidamento o dall’affievolimento della capacità attrattiva di Cassino. Come polo economico nel contesto territoriale di riferimento.

I fattori di influenza? Quelli migratori, che a loro volta schiudono lo scenario di una città che deve usare il meglio che ha. Come l’università di Cassino e del Lazio Meridionale: è fortemente attrattiva; o come il turismo, precipitato nel periodo del Covid ma tutti gli indicatori dicono che già il prossimo anno si tornerà ai livelli di sempre.

Il fatto di essere cerniera fra nord e sud è fattore di crescita e sviluppo. Insieme al fatto di essere crocevia fra l’asse Milano Napoli e di quello Adriatico. Di avere una università con alta vocazione specialistica, soprattutto nel campo dell’Ingegneria.. Ma più di tutto di essere totem dell’equazione salubrità di vita-turismo. Elemento che nel Cassinate risulta sfruttato poco o nulla.

La discriminante per crescere

Foto © Stefan Wohlfahrt

L’Istat nel 2015 definisce Cassino e il suo Sistema Locale come «piccola città del Mezzogiorno interno. Città con vocazione manifatturiera pesante e specializzazione nei mezzi di trasporto». In realtà, il territorio possiede molte potenzialità. La prima: ha il dono della Centralità, stando al Cresme.

Un dono geografico. A cui è arrivato l’incremento dell’opera umana. Con i trasporti su rotaia e con le fermate Tav. Questa sua centralità è oggi rafforzata anche dal recente potenziamento del servizio ferroviario. Oggi il treno ad Alta Velocità serve anche Cassino. Lo fa avvicinando il centro ciociaro alle aree metropolitane di Roma (1 ora e 10 minuti). Poi di Napoli (40 minuti). Soprattutto lo connette direttamente a Firenze (3 ore), Bologna (meno di 4 ore), Milano (5 ore) e Torino (6 ore).

Per dirla con le parole del presidente Angelo Massaro: «È possibile prendere il caffè a Cassino, arrivare a Torino per l’aperitivo e fare un incontro e magari un pranzo di lavoro. Ripartire subito dopo ed essere di nuovo a Cassino per l’aperitivo prima di cena»

Tradotto in numeri economici, come spiegò l’Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato Italiane Gianfranco Battisti di Fiuggi: «Ciò permetterebbe di intercettare con una stazione passante, modello Reggio Emilia, un bacino potenziale da 1 milione di passeggeri. Varrà 1 punto di Pil per quella zona, tra i 5.000 e i 7.000 nuovi addetti».

Il sapere per crescere

La sede alla Folcara dell’università di Cassino

C’è un secondo punto di forza del Cassinate. Vale a dire la «presenza del polo universitario che costituisce un fattore strategico. Per sviluppare innovazione di processi e di tecnologie. In particolare attraverso le sue facoltà tecniche. L’Università degli studi di Cassino conta nel 2018/2019 circa 7.300 iscritti per 38 corsi di laurea. E circa il 30% di questi nella facoltà di ingegneria».

Cioè sono corsi di laurea in grado di attrarre giovani, dal territorio e dal suo esterno. Significa crescita. «In questa università – ha analizzato Lorenzo Bellicini – nel 2019/2020 sono stati messi a bando 16 dottorati. Questo per il solo segmento di ricerca “metodi, modelli e tecnologie per l’ingegneria”.

Il direttore del Cresme ha evidenziato che l’ateneo ha promosso 10 master universitari (tutti cofinanziati dalle aziende e dal territorio). Ha stipulato in 10 anni oltre 4.000 convenzioni di tirocinio prevalentemente con aziende del territorio. Non solo per consentire una specifica formazione “on job”. Soprattutto per sviluppare tesi di laurea e ricerche applicate in azienda».

«Circa il 90% dei tirocini aziendali hanno dato luogo ad un lavoro di tesi su problematiche aziendali. Sono stati portati avanti numerosi progetti comunitari ed extracomunitari. Sia allo scopo di ampliare l’orizzonte culturale degli studenti sia di consentire di instaurare preziose relazioni con studenti, docenti e ricercatori di Università straniere».

Insomma, Cresme e Ance vedono nell’Uniclam e nella sua vocazione ingegneristica uno dei volani, del marker precisi dello sviluppo del territorio.

Un turismo “sottodimensionato”

L’abazia di Montecassino

Territorio che secondo il report ha anche altri punti di forza. E sono esattamente qui punti che hanno fatto della terra di San Bendetto zona di elezione turistica. Di un turismo che però ha sempre stentato a trovare sistemicità e corpo tale da divenire marker economico vero.

E che solo da poco, grazie ad iniziative come quella messa in campo dalla Camera di Commercio di Frosinone, sta puntando alla sua vocazione di prossimità.

C’è un freno a mano tirato. Lo studio lo dice con chiarezza: questo territorio non si rende conto dei tesori di cui dispone. Non li valorizza. Nulla fa per valorizzarli. «Vi devo confessare una cosa – racconta Bellicini – essendo arrivato con anticipo mi hanno consigliato di andare a vedere l’abbazia di Montecassino. Vi rendete conto che non c’è un cartello stradale per raggiungerla?». Ci si può arrivare con Google Maps. Ma il messaggio è un altro: il territorio ha tesori che non rende fruibili, non agevola la loro conoscenza, non li trasforma né in simbolo né in occasione per venire.

Eppure l’analisi lo dice in modo chiaro. I viaggiatori che continueranno ad andare in giro sceglieranno «le destinazioni che saranno in grado di proporre un’immagine più sicura in termini sanitari. Poi più sostenibile (es. vivibilità, salubrità, natura e bassa congestione). E ancora innovativa nelle capacità di adattarsi a una nuova normalità (quanto transitoria è ancora da capire). Cioè destinazioni che potranno aumentare la propria competitività turistica. Si tratta di un’occasione anche per il sistema ciociaro, poco colpito dall’epidemia».

A metà tra croce e delizia

Cassino e Montecassino Foto © Roberto Vettese

Il turismo cassinate sta infatti a metà fra croce e delizia. Se ne sente il bisogno, se ne coltiva la capacità attrattiva ma non se ne vedono ancora i motori a regime pieno. E i turisti – dice lo studio del Cresme – affittano case, ristrutturano quelle di famiglia e ne cercano di nuove da comprare.

«Nel sistema locale di Cassino – spiega Lorenzo Belicini il segmento turistico è sottodimensionato rispetto alle sue potenzialità. Gran parte del flusso turistico cassinate è legato alla presenza dell’Abbazia di Montecassino. Abazia che ha un volume di visitatori superiore a 270.000 visite all’anno. Questo turismo però è limitato al solo sito dell’Abbazia e non riesce a interessare, neanche indirettamente, il resto del sistema. Inoltre, secondo i dati diffusi dal Ministero dei Beni e delle attività culturali, emerge un calo di attrattività del polo».

E i dati lo dicono chiaro: l’Abazia è polo unico. Ed è in calo di appeal. «Nell’arco di un decennio l’abbazia ha perso oltre 320mila visitatori (-54%). Ma il calo di interesse per le mete religiose riguarda anche le altre abbazie della provincia (es. Casamari -67% e Trisulti -37%). Perde visitatori anche il Museo Archeologico di Cassino, con oltre 1.500 visitatori in meno in un decennio (-22,6%)».

Per il direttore del Cresme Montecassino vale almeno un milione di visitatori l’anno. E c’è di peggio. La gente è disposta a spostarsi verso mete che garantiscano la qualità dell’ambiente: il Cassinate ne è pieno. Ma le campagne per valorizzare quelle mete sono ancora all’anno zero.

«l territorio Cassinate mostra grandi potenzialità di crescita turistica. Esiste un’ampia offerta potenziale legata alla natura, alla biodiversità, ai beni storici-architettonici ed all’enogastronomia attualmente non valorizzata».

Lo scenario dunque è quello di un nuovo modello, localistico, di prossimità e digitalizzato.

Le vacanze dopo il Covid

«La recessione economica e la crisi pandemica indurrà molte famiglie a limitare la vacanza nel tempo e nello spazio, preferendo mete più locali (regionali o nazionali)». E ad attendere questo nuovo turismo ci sono «le 17.000 abitazioni lasciate vuote per il grave processo di spopolamento che ha investito l’area. (…). Per avviare questo processo la prima cosa da fare è quella di sviluppare, assieme al resto del territorio provinciale, una strategia di branding territoriale».

Traduzione? Uno: fare un marchio. Due: fare pubblicità. Che su questo territorio è ancora considerato da troppi come gettare i soldi dalla finestra. Dipende da dove li investi. Ma non tanti lo hanno capito.

Automotive: cambiare o morire

L’aitomotive è stato duramente colpito dalla pandemia

Il Cassinate è la culla dell’Automotive. Opportunità e scenari di cambiamento del comparto, condizioneranno la crescita sul territorio, secondo Cresme.

Con un impatto «significativo legato al tracollo del mercato dell’automobile. L’automotive è stato il primo settore a sperimentare gli effetti del lockdown sulla catena produttiva. E a pagare pesanti conti sul piano della domanda. Durante il lockdown il settore ha subito una perdita, in termini di autovetture non assemblate, che si stima, in tutta Europa, nell’ordine di 2,4 milioni di unità. Di esse 158 mila in Italia e 616 mila nella sola Germania».

E’ vero che una quota marginale verrà recuperata nella seconda parte del 2020. Tuttavia il mantra è surfare il cambiamento. Cambiamento «in termini di modello di business (noleggio a lungo termine, car sharing, servitizzazione, cloud manufacturing). E cambiamento di di riconfigurazione tecnologica per ridurre le emissioni. E accelerare la transizione a tecnologie ibride e elettriche».

Cioè cambiamento all’interno della filiera. «La catena di valore del settore delle auto elettriche è molto più corta, in termini economici, di quella delle auto con motore endotermico. E la diffusione della propulsione elettrica, nel lungo periodo imporrà di ripensare completamente il modello di business dei produttori». Che significa? Semplice: se il settore delle auto ‘tradizionali’ cala, tutto il know-how legato a quel settore si valuta. E con esso l’economia che vi si sorregge.

Fca: la nuova visione all’orizzonte

Fca Cassino Plant, operai all’ingresso in stabilimento

Lo studio Cresme guarda il “vicinato campano”. «Le tendenze del settore mostrano segnali di accorciamento geografico. Accorciamento della catena di produzione delle componentistiche di alta qualità e precisione. Un esempio virtuoso arriva proprio dalla vicina Irpinia dove in pieno 2020 è nata la Sai – Schlote Automotive Italia. Nata dalla partnership di importanti gruppi Industriali (Bohai Trimet, Schlote). Si occuperà di lavorare scatole cambio, scatole frizione e altri componenti in lega di alluminio per le maggiori case automobilistiche europee».

«Questi cambiamenti coinvolgeranno gioco forza anche il sistema dell’automotive cassinate. Automotive legato alla produzione automobilistica del Gruppo FCA. Un gruppo che da solo, assorbe oltre 5 mila addetti. Lo stabilimento FIAT-FCA risulta essere fulcro d’attrazione (diretto o indotto) per 10.000 persone. Si calcola, tuttavia, che negli ultimi tre anni lo stabilimento abbia perso 1.400 posti di lavoro».

E la chiosa è ovvia ma non per questo meno foriera di spunti di riflessione. «Avendo il “monopolio occupazionale sull’area” il suo futuro è determinante per l’economia di tutto il sistema. Ma forse l’aspetto più importante che emerge dallo studio riguarda la necessità di costruire una vision strategica. Una visione per lo sviluppo del territorio condivisa. Visione che riparta dai punti di forza e superi le criticità che impediscono o frenano lo sviluppo».