La scomunica di Astorre: niente simbolo al Pd

Inibito l'uso del simbolo Pd alle elezioni di Formia. Il Segretario regionale Bruno Astorre contesta la violazione dello Statuto. Non una parola sulla linea presa dal circolo cittadino. Ma di fatto è una sconfessione. Magliozzi non potrà né impegnare il Pd né rappresentarlo nelle trattative.

La scomunica politica è arrivata per Raccomandata: affidata al postino e con tanto di Ricevuta di Ritorno da controfirmare per avvenuta consegna. Destinatario: la Sezione Pd di Forma in via Divisione Julia ed il suo Segretario Luca Magliozzi. Il plico gli comunica che non potranno usare il simbolo del Partito Democratico alle prossime elezioni comunali. A pronunciare il Nos inhibere sono stati il Segretario Regionale Bruno Astorre ed il Responsabile Organizzazione Pd del Lazio Andrea Ferro.

Nos inhibere

Una riunione del Pd di Formia

I due dirigenti hanno inibito l’impiego del simbolo Pd, specificando che non potrà comparire nel “campo largo e progressista” al quale il Segretario Luca Magliozzi sta lavorando. (Leggi qui Rischio scomunica per il Pd nel campo… troppo largo).

Quello che scrivono in maniera protocollare il senatore Astorre e l’onorevole Ferro è una sconfessione senza riserve della linea imboccata dalla Direzione Pd di Formia. Nella forma e non nella sostanza: su quella i due dirigenti sono stati molti attenti a tenersi fuori.

Hanno passato sotto la lente d’ingrandimento il verbale della Direzione tenuta l’11 maggio scorso. È quella in cui era stato deciso di impegnare il Partito alla ricerca di una coalizione di centrosinistra, proponendo al tavolo degli alleati la candidatura dell’odontoiatra Francesco Occipite Di Prisco. A quel tavolo avrebbero poi dovuto partecipare Demos, Formia Città in Comune, Sinistra Italiana, Articolo Uno e Incontri & Confronti.

Violazione dello Statuto

Cosa c’era che non andava, nella forma e non nella sostanza di quella riunione? Nella riunione, nulla. Ma il simbolo non si tocca. Perché?

All’incontro non aveva partecipato l’area dell’ex quattro vuole sindaco di Formia Sandro Bartolomeo: un monumento vivente del centrosinistra, l’avversario storico delle destre formiane. Non era andato per evitare la conta e la lacerazione: sapeva che durante la Direzione dell’11 maggio sarebbe stato spostato l’ago della bilancia interna che fino a quel momento era stato in assoluto equilibrio 7 con Magliozzi, 7 con Bartolomeo, 1 astenuto. (Leggi qui Il conclave del Pd a Formia: senza Papa e senza cena).

Magliozzi e Bartolomeo

Cosa che puntualmente è avvenuta: il Segretario Magliozzi ha incassato l’appoggio dell’astenuto. Ottenendo il via per 8 – 0 a sondare un’alleanza con le forze che avevano sostenuto fino alla fine l’ex sindaco civico Paola Villa: nonostante la sua amministrazione fosse caduta a dicembre anche con il voto del Pd. (Leggi qui Il Pd va con Magliozzi. E ora si rischia lo strappo). La tesi Bartolomeo? Un patto civico ‘dei migliori‘ per la ricostruzione della città e poco importa se dentro ci stavano i suoi ex avversari storici dell’Udc poi confluiti nella Lega: lezioni di Realpolitik. (Leggi qui È l’ora dei conti nel Pd. Mentre a destra si dividono).

Dove sta la violazione dello Statuto? Scrivono Astorre e Ferro: “Lo Statuto Regionale, all’articolo 16bis comma 2, prevede che possa essere impegnato il simbolo del Partito con il voto favorevole di almeno il 60% del direttivo del circolo. Poiché la votazione favorevole è di 8 componenti su 14, non ci sono le condizioni statutarie per impegnare il simbolo del Pd nella competizione amministrativa“.

La violazione è scattata con il Comunicato stampa nel quale il simbolo del Pd è stato messo insieme a quello degli altri gruppi.

Sconfessione de facto

Nella forma utilizzata, il Segretario Regionale Bruno Astorre ed il Responsabile Organizzazione Andrea Ferro non sconfessano nessuno e non esprimono giudizi su nessuna rotta politica. Nella sostanza dei fatti spogliano di ogni autorità politica il Segretario cittadino Luca Magliozzi.

Lo isolano nel momento in cui gli scrivono, senza mezzi termini, che “non è autorizzato a utilizzare il simbolo del Pd nella competizione amministrativa; non può impegnare il Partito in coalizioni elettorali; e non può utilizzare il simbolo per iniziative o comunicazioni all’esterno, che abbiano a che fare col percorso elettorale“.

Praticamente il Pd di Formia deve rientrare ai box. Magliozzi ed i suoi possono fare ciò che meglio ritengono ma non a nome del Partito, senza il simbolo del Partito.

La composizione dubbia

Bruno Astorre – (Foto: Imagoeconomica)

E non è finita. Si viene a scoprire ora che c’è un ricorso ai probiviri del Partito Democratico. Viene puntato il dito sulla surroga dei componenti del direttivo decaduti.

Dove sta il problema? Il congresso Dem di Formia è stato unitario e la lista è stata votata per acclamazione. Stando al ricorso, quando poi è stato il momento di procedere alle surroghe sarebbe stato nominato anche un non eletto. Astorre e Ferro si limitano a dire che sul caso “si pronunceranno gli organismi competenti del Partito“. Cioè i probiviri.

Dove starebbe il problema? Se la composizione della Direzione riunita l’11 maggio e finita 8-0 non è regolare (perché ci sarebbe eventualmente un non eletto) decade anche quella votazione.

Il disco verde a Bartolomeo

Da nessuna parte sta scritto. Ma nella sostanza quella Raccomandata è un via libera non formale a Sandro Bartolomeo ed al suo progetto a sostegno della candidatura a sindaco dell’infettivologo Amato La Mura. (Leggi qui Amato c’è e pure Bartolomeo: via al patto dei trasversali).

Il “campo largo e progressista” intanto si è rimpicciolito. Non solo per l’uscita di scena del Pd. Si sfila anche l’ex presidente del consiglio comunale di Formia Pasquale Di Gabriele. Considerato come il candidato di bandiera della civica Formia città in comune, il penalista aveva già escluso la possibilità di sostenere lo svolgimento delle Primarie per individuare il candidato sindaco. (leggi qui Gelo sul Pd: «Primarie? Gli altri stanno facendo le liste»).

Poi, un’altra ristretta l’aveva determinata l’ex sindaco Paola Villa, facendo sapere che non avrebbe partecipato: gli osservatori assicurano che scenderà in campo ricandidandosi a sindaco con le forze che le sono rimaste fedeli.

Ora Pasquale Di Gabriele addirittura afferma di farsi da parte: “Lo ripeto, ho 45 anni e la mattina, ancora per qualche anno, la mattina so dove andare..in Tribunale“. È politicamente un educato ed ha un riconosciuto merito, il fiuto: c’è chi lo considera un pezzo pregiato per la lista civica dell’ex sindaco Bartolomeo.

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