L’ossessione di “Zinga”: vincere a Roma. Con Sassoli

Il segretario del Pd non ha rinunciato all’idea di convincere il presidente del Parlamento Ue. Porta in faccia a Calenda. Nei Cinque Stelle Luigi Di Maio mette all’angolo Virginia Raggi. Che replica: "Mi candido anche da sola”. E nel centrodestra la spaccatura sulle ipotesi di Bertolaso e Rampelli evidenzia le difficoltà. Ecco perché il Governatore del Lazio non scopre le carte.

Nicola Zingaretti non ha rinunciato all’idea di convincere il presidente del Parlamento europeo David Sassoli a candidarsi a sindaco di Roma. E infatti l’indiscrezione è tornata a filtrare nelle ultime ore. Perché la partita che si sta delineando è tale che il Partito Democratico non solo può recuperare il tempo perduto, ma può perfino pensare ad un’alleanza con i Cinque Stelle.

Calenda gelato, Sassoli freddo

Carlo Calenda

Basta mettere in fila le dichiarazioni delle ultime quarantotto ore.

La prima è quella dell’europarlamentare Carlo Calenda, leader di Azione, che sventola un sondaggio al giorno per dimostrare che ha il gradimento dei romani. In assenza di competitor però, visto che al momento la situazione è in evoluzione.

Ma Nicola Zingaretti lo ha letteralmente gelato così: «Ogni volta che apre bocca, lo fa per insultarmi».

Non si può andare in paradiso a dispetto dei santi. E nel paradiso laico del Pci-Pds-Ds-Pd non si entra attaccando il segretario politico. Inoltre, ai big dei Democrat non piace l’impostazione macroniana della campagna elettorale di Calenda. (Leggi qui Tregua fino a gennaio, poi Calenda e Pd decideranno).

Il nodo Virginia per i 5 Stelle

Virginia Raggi. Foto © Leonardo Puccini / Imagoeconomica

Contemporaneamente Luigi Di Maio, monarca assoluto della riserva indiana dei Cinque Stelle, ha fatto sapere che i pentastellati a Roma non possono scartare a priori l’idea di fare delle alleanze. Vuol dire che Virginia Raggi può essere sacrificata sull’altare di un’intesa Pd-Cinque Stelle su un nome di assoluto prestigio.

La sindaca lo ha capito. Un segnale chiaro le è arrivato nelle ore scorse da Palazzo Chigi. Il premier Giuseppe Conte non l’ha convocata al vertice con il governatore del Lazio (e segretario Pd) Nicola Zingaretti e monsignor Rino Fisichella, l’arcivescovo che presiede il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Hanno parlato del Giubileo 2025. Non chiamarla è stato come dire: tanto tu nel 2025 non ci sari.

«Mi candido. Anche da sola» ha fatto sapere Virginia Raggi al suo staff. Non intende fare passi indietro su un bis al Campidoglio. Ai fedfelissimi ha detto che se il MoVimento 5 Stelle dovesse decidere di non ricandidarla e trovare un’intesa con Zingaretti, lei scenderebbe comunque in campo con un suo simbolo. 

I nodi del centrodestra

Fabio Rampelli e Guido Bertolaso

Nel centrodestra la situazione è altrettanto caotica. L’aver avanzato timidamente il nome di Guido Bertolaso ha provocato un pandemonio del centrodestra. (Leggi qui Bertolaso-Rampelli, corsa a due con la Lega che arbitra).

Giorgia Meloni non ne vuole sentir parlare e poi punta su Fabio Rampelli. Quest’ultimo è molto radicato nella Capitale, ma viene considerato troppo a Destra. Nella Lega la designazione più gettonata è quella dell’ex ministro Giulia Bongiorno, che in effetti potrebbe giocarsi molte carte. Però Matteo Salvini potrebbe perfino decidere di puntare ad ottenere la candidatura alla presidenza della Regione Lazio, effettuando un passo indietro a Roma.

Nicola Zingaretti nella Capitale vuole vincere, perché questo lo lancerebbe definitivamente come prossimo candidato alla presidenza del consiglio della coalizione alternativa al centrodestra. David Sassoli è un nome pesantissimo. Dovrà ragionare su tanti aspetti. Ma vincere la battaglia di Roma lo consacrerebbe definitivamente.

E in futuro potrebbe ricoprire qualsiasi carica. L’unica alternativa potrebbe essere Enrico Letta. Ma per ora Zingaretti non scopre le carte.

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