Mafie e New Economy, Battisti sveglia il Consiglio

Il rischio di inflitrazione delle mafie nelle nuove imprese di Circular Economy nel Lazio. In particolare nella provincia di Frosinone. Sara Battisti dà sostanza all'impegno preso nei giorni scorsi. E solleva la questione nell'Aula della Regione

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Lo aveva detto, «quando si parla di mafie ed economia aspettare equivale a capitolare». Ed aveva promesso che la Regione Lazio avrebbe messo in ordine del giorno il tema a settembre. E quel tema era pulce nell’orecchio troppo grossa per portela ignorare. A mettercela era stato Francesco Borgomeo, l’Ad di Saxa Gres, che aveva lanciato l’allarme sulle infiltrazioni della criminalità organizzata. Dove? Nei gangli della Circular Economy. (leggi qui (leggi qui I clan si preparano a mangiare la nuova Circular Economy del Lazio. Qui l’allarme di Borgomeo: (Leggi qui “Contro le mafie vinceremo noi della Circular Economy”).

SARA BATTISTI

La consigliera regionale Sara Battisti aveva colto la palla al balzo ed aveva risposto. Lo aveva fatto a nome di una politica che non ci sta a fare da spettatrice dei pericoli. O peggio, ad essere organismo censorio dei fenomeni malavitosi ma non risolutivo nella lotta alle loro sordide ingerenze. Era intervenuta a stretto giro di posta ed aveva spiattellato il mantra di chi fa. «Credo che a volte la politica debba imparare ad ascoltare. Soprattutto da chi faticosamente investe in questo settore. E che lo fa favorendo un processo trasparente ma soprattutto innovativo e a tutela dell’ambiente». (leggi qui Mafie nella Circular Economy: la Regione si mobilita).

L’input di Borgomeo, poi la risposta

Francesco Borgomeo. Foto © Alessandro Paris

Tutto questo promettendo un Consiglio Regionale.

E «un Ordine del Giorno, che spero verrà sottoscritto da tutti i colleghi, chiederò l’impegno alla Giunta e al Presidente Nicola Zingaretti. Impegno affinché le autorizzazioni ambientali non possano essere cedute a terzi».

Stamattina il proposito si è fatto atto. Con un ordine del giorno sottoposto al presidente della Giunta alla Pisana Mauro Buschini Battisti è andata sul pezzo.

Lo ha fatto chiedendo la «promozione della circular economy per contrastare l’ingerenza del fenomeno mafioso nell’economia circolare». E con premesse che danno la cifra di quanto la polpa del problema sollevato da Borgomeo e recepito da lei, abbia fatto centro.

«L’economia circolare rappresenta la nuova visione sostenibile dello sviluppo economico. Essa supera la vecchia visione lineare dei sistemi produttivi. Ovvero la logica risorsa-prodotto-rifiuto. Perviene ad un approccio circolare secondo cui le risorse vengono utilizzate più volte».

Lo scopo? Arrivare ovviamente allo spreco zero. E considerando che la Regione Lazio sul tema non è stata con le mani in mano. Capofila del progetto Screen Horizon 2020, con 17 regioni di 12 paesi protagoniste per 2 anni per individuare fondi e risorse per la Cicular Economy. Il Consiglio regionale ha poi approvato il 6 aprile scorso il Piano Regionale dei Rifiuti, in cui CE e controllo e vigilanza per contrastare la criminalità sono cardini assoluti. Poi c’è il IV Rapporto Regionale sulle mafie. In esso sono censiti 27 procedimenti e 140 indagati nel 2016, 21 procedimenti e 164 indagati nel 2017. Infine 38 procedimenti nel 2018. Insomma, i presupposti per mettere più energia in una mission già perseguita da tempo ci sono tutti.

La crepa dei vuoti normativi

Sara Battisti e Mauro Buschini

Anche perché le mafie sono pervasive. E Battisti lo sa. «Si sono introdotte facilmente nei settori più in vista. Infiltrandosi quindi anche nelle pieghe dei vuoti normativi e di controlli inefficaci». E la Circular Economy è per sua natura settore appetibilissimo. Perché è attualmente il must dei finanziamenti, dei fondi e della strategia progettuale europea, nazionale e di governo territoriale.

Le soluzioni, Battisti le enuncia a nome dell’intero Consiglio Regionale, nel nome di una ecumenicità di vedute che aveva invocato e che ha trovato. «Prevedere impegni economici per la costruzione di imprese innovative nella filiera dell’economia circolare. Effettuare controlli puntuali sulle aziende che intendono inserirsi nel circuito. Anche per impedire che le autorizzazioni ambientali siano cedute a terzi.

È in questa ultima frase la chiave e la soluzione di tutti i problemi. Il rischio è che le mafie attendano pazienti. Aspettino che le aziende oneste ottengano le autorizzazioni ambientali. Ed a quel punto arrivino i boss per acquisire quelle imprese: con un’offerta tanto vantaggiosa che non si può rifiutare oppure con una sventagliata di mitra all’ingresso per convincere i più restii. Come avvenne all’epoca della costruzione della III Corsia Autostradale con le cave di Coreno che fornivano la materia prima.

Tutti gli step per diventare diga

Sara Battisti coglie al volo tutti gli input che sono arrivati nei giorni scorsi dalle imprese.

«Garantire la massima trasparenza delle aziende che lavorano nel settore. Questo sia per quanto riguarda l’attività che i soggetti. Cioè soci, fornitori ed azionisti. Garantire una trasparenza non finalizzata ad aumentare la burocrazia. Ma volta ad assicurare maggior attrazione per gli imprenditori che vogliano investire. E che fino a quel momento hanno avuto il timore di possibili interferenze criminali

Fabbrica stabilimento factory circular economy Foto © Recondoil

Poi ci sono gli impegni finali. «Ad attivarsi presso l’amministrazione statale competente. Questo per «definire un quadro politico e normativo. Quadro volto ad impedire infiltrazioni delle mafie e della criminalità nell’economia circolare. E ad erigere il pubblico come garante della legalità. Con l’apertura dell’azionariato pubblico delle imprese che operano nell’economia circolare».

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