L’Ue: Abruzzo a rischio deserto. Il Lazio reagisce

L'allarme dell'Unione Europea. La desertificazione è alle porte dell'Abruzzo. La reazione della Regione Lazio. I 26 progetti Anbi. Il ruolo dei Consorzi di Bonifica. La bella copia dei brutti appunti del passato

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

Continuano ad essere interpellati e messi in croce quando spuntano le perfide gemelle diverse: la siccità e l’inondazione, figlie della desertificazione e delle alluvioni, generate dai rapidi cambiamenti climatici. Continuano ad essere maledetti quando arrivano le bollette pazze, spesso figlie di scelte poco chiare nel passato remoto. I Consorzi di Bonifica rispondono lanciandosi in prima linea in una delle principali sfide del post Covid: difendere i campi e le coltivazioni del Lazio da un clima impazzito.

Rischiamo la grande sete. E senza dover aspettare troppi anni. La risposta è scattata in questi giorni. Con programmi e cantieri in tutta la regione. Persino il Consorzio Valle del Liri, che verrà accorpato nel Lazio Sud Est coi “cugini” A Sud di Anagni e Conca di Sora, ha avuto per la prima volta accesso alle risorse europee dell’Azione 4.1.1 del Por Fesr Lazio. Finanziano la “Promozione dell’eco-efficienza e riduzione di consumi di energia primaria negli edifici e strutture pubbliche”. È prevista dal Programma operativo del Fondo europeo di sviluppo regionale.

I lavori sul Gari

I lavori della Bonifica nel Lazio

«Insieme al direttore Remo Marandola abbiamo presentato due progetti – ha spiegato Stefania Ruffo, commissario dei Consorzi del Frusinate -. Quello dell’impianto irriguo Gari Destra e Sinistra e quello dell’impianto irriguo Località San Nicola. Prevedono un investimento complessivo di 600 mila euro a fronte, una volta ultimati i lavori, di un risparmio di oltre 35 mila euro annui per le casse del Consorzio (Valle del Liri, ndr) in aggiunta ad un netto abbattimento dell’impatto ambientale».

Grazie all’efficientamento energetico dei due impianti di irrigazione, attivi dai primi anni Novanta e ormai obsoleti, saranno difatti prodotti 115 mila kilowattora in meno ogni anno. Ciò significa che non verranno emesse nell’aria oltre 50 tonnellate di anidride carbonica. Che è il principale fattore del riscaldamento globale. Così il cane si morde un po’ di meno la coda.

Caleranno così anche i costi dell’acqua utilizzata per l’irrigazione dei terreni dei consorziati: «Argomento caro ai numerosi agricoltori interessati ai comprensori di competenza dei due impianti – accentua il commissario Ruffogravati da spese che riducono sempre più il margine di guadagno del frutto dei loro sforzi imprenditoriali». Perché lo sa bene che pagano troppo.

I 26 progetti Anbi

Canali della Bonifica

Ed è anche per quello che bisogna dare il giusto peso ai progetti del Consorzio Valle del Liri. Che rientrano tra i 26 lanciati dall’Anbi Lazio alla volta dei fondi europei 2014-2020 firmati Lazio Green. Ovvero 5 milioni di euro che, come accade ancora troppo spesso in Italia, sarebbero tornati indietro all’UE per manifesta incapacità dei potenziali richiedenti. (Leggi qui La sfida dei fondi sul clima: nel Lazio 26 progetti di Anbi).

L’Anbi Lazio è la costola regionale dell’Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue. Mantiene la sigla originaria: quella dell’Associazione nazionale bonifiche, irrigazioni e miglioramenti fondiari. Ma l’attuale denominazione fa comprendere bene che la sua missione abbraccia tanto altro: la sicurezza territoriale, ambientale e alimentare del Paese. Per uno sviluppo economico sostenibile: che è alla base del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), l’altrimenti detto Recovery Plan, e dell’Agenda 2030 dell’Onu.

Anche l’Anbi Lazio vuole essere parte attiva nella progettazione: non una mera esecutrice. E bisognerebbe capire una volta per tutte che non punta a tutelare “soltanto” gli interessi dei Consorzi e dei Consorziati. Perché la salvaguardia idraulica interessa tutti i cittadini: che vivano o meno in zone a rischio di inondazione, siccità e dissesto idrogeologico. Anche migliorare il rifornimento d’acqua alle colture è un beneficio per tutti: garantisce prodotti agricoli di qualità. Una delle grandi sfide è rappresentata proprio da questo cambio di paradigma.

Tutto grazie al riordino della Bonifica

Massimo Gargano e Sonia Ricci

A dare nuova linfa vitale ai Consorzi di Bonifica del Lazio è stato innanzitutto il loro riordino. Avviato questo dalla Legge regionale numero 12 del 10 agosto 2016: le Disposizioni per la semplificazione, la competitività e lo sviluppo della Regione. Quelle con cui si è fatta anche una sintesi tra i comprensori per dare corpo alle azioni comuni di rilancio.

È da lì che sono partiti l’estinzione di dieci Carrozzoni e quattro progetti di fusione. Che, una volta terminati tutti i commissariamenti rigenerativi, vedranno in campo i Consorzi Lazio Nord, Litorale Nord, Lazio Sud Est e Lazio Sud Ovest. Il primo accorpa Val di Paglia e Bonifica Reatina. Gli ultimi due, rispettivamente, Sud Anagni, Valle del Liri e Conca di Sora, e Agro Pontino e Sud Pontino. Ma tra i più importanti d’Italia, nel frattempo, spicca già quello che ha unificato Tevere e Agro Romano, Maremma Etrusca e Pratica di Mare. E, riferendosi proprio al Litorale Nord, si parla di 26.000 ettari serviti da 1.450 chilometri di rete di distribuzione idrica. Che si estendono attraverso 33 Comuni della provincia di Viterbo e 96 della Città Metropolitana di Roma fino ad arrivare a Filettino e Trevi nel Lazio, nel nord della Ciociaria, e parzialmente nella pontina Aprilia.

E, se la riforma generale dei Consorzi sta andando in porto, lo si deve all’operato di Albino Ruberti: il capo di gabinetto del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Se l’è ritrovata sul tavolo e l’ha portata avanti con convinzione.

I piani di classifica

A pesare come un macigno erano i vecchi debiti connessi all’energia elettrica: non era facile e scontato, eppure ha risolto il problema. E oltre a lanciare la sfida all’insegna del Lazio Green, raccolta e vinta dall’Anbi Lazio coi suoi 26 progetti di efficientamento energetico, ha richiesto e ottenuto l’avvio della costruzione della vera chiave di volta: i nuovi Piani di Classifica.

A cosa servono? A ripartire esattamente gli oneri consortili tra i Consorziati a seconda degli effettivi benefici che traggono delle opere di bonifica, irrigazione e tutela delle loro proprietà. E strumenti come la piattaforma unica degli acquisti, ergendosi a grande amministrazione pubblica, rientrano anch’essi nel nuovo format di difesa del suolo. (Leggi qui La nuova Anbi avrà uno spot unico sul web. Per le sfide che vanno oltre l’irrigazione).

Modello Nord per la bonifica del Lazio

L’Anbi Lazio, presieduta da Sonia Ricci e diretta da Andrea Renna, prende a modello i Consorzi del Nord. E il Litorale Nord, di cui è presidente Niccolò Sacchetti e direttore generale lo stesso Renna, sta anche dettando la linea agli altri tre macro enti consortili regionali.

Nei giorni scorsi ha messo in campo anche regole certe: è stato approvato il nuovo regolamento irriguo, fermo pure quello agli anni Novanta. Ed è un atto fondamentale per la redazione del Piano di Classifica. Il cantiere avviato nella Piana di Tarquinia, cittadina della Tuscia che ospita una delle sedi operative – mentre l’altra si trova ad Ardea, nell’Agro Romano – rappresenta poi l’esatta traduzione dell’avviato Piano del Suolo. Nonché un punto esclamativo nell’attrazione di investimenti ministeriali.

Il progetto in questione, che in due anni completerà gli impianti di irrigazioni per aspersione – a pioggia, con piccole goccioline – nei 2.150 ettari del Lotto E, ha ottenuto 6.7 milioni di euro dal Ministero delle Politiche agricole, ambientali e forestali (Mipaaf): nel quadro del Psrn, ovvero del Programma di sviluppo rurale nazionale. Oltre a essere l’unico piano laziale finanziato, si è piazzato al quinto posto.

E ora c’è Hydropass

(Foto: Jonathan Petersson)

E, con il moderno sistema di irrigazione Hydropass, sarà possibile gestire la risorsa idrica in uno dei terreni agricoli più produttivi del Lazio: quello a valle della Ferrovia Roma-Pisa, compreso tra il fiume Marta e il torrente Mignone.

Il vecchio sistema a canalette, in esercizio dal 1960, verrà trasformato in un impianto tubato in pressione: chilometri e chilometri di tubature sotterranee. I benefici? «Un importante risparmio di acqua – ha accentuato il presidente Sacchettie una puntuale pianificazione delle colture e del piano irriguo».

Nella Piana di Tarquinia, con il gotha dell’Anbi – oltre al trio Ricci-Renna-Sacchetti, il presidente nazionale Massimo Gargano e il vicepresidente del Consorzio Litorale Nord, Vincenzo Rota – c’erano il Governo e la Regione. Ovvero l’onorevole Francesco Battistoni, sottosegretario alle Politiche agricole, alimentari e forestali. A seguire, Albino Ruberti e la consigliera regionale Silvia Blasi: rappresentante territoriale del M5S e membro della Commissione Agricoltura. Con loro il direttore e un funzionario del Settore regionale: Mauro Lasagna e Antonio Maietti. In rappresentanza della comunità di Tarquinia, tra gli altri, il sindaco Alessandro Giulivi.   

Mettere in salvo le filiere

E, come ha evidenziato il presidente del Cbnl Sacchetti, «L’acqua è vita ma i Consorzi di Bonifica non si occupano solo dell’acqua “buona”, ma anche di gestire quell’acqua che proprio a causa dei cambiamenti climatici che stiamo vivendo, ogni anno provoca danni per oltre 7 miliardi». Per le produzioni di foraggio, colture a basso reddito per l’alimentazione del bestiame, i costi sono difatti diventati ormai esorbitanti. E bisogna mettere in salvo le filiere, soprattutto quella della zootecnia da latte, già di per sé fragili.

Massimo Gargano, direttore dell’Anbi nazionale, non ci ha girato troppo intorno. La siccità, per ora, ha colpito principalmente gli altri due terzi d’Italia: soprattutto il Nord Ovest, la Basilicata e la Puglia. Ma al Lazio comincia a far sentire il fiato sul collo.

La desertificazione ha raggiunto l’Abruzzo (Foto: Can Stock Photo / zhuda)

«L’Europa ha dichiarato che la desertificazione ha raggiunto l’Abruzzoha messo in chiaro Gargano – In questa attuale ma tragica visione Anbi, insieme i Consorzi di Bonifica, sta mettendo in campo dei progetti che mirano a preservare la risorsa idrica, fondamentale in ogni settore economico del nostro paese. Oggi le risorse pubbliche hanno trovato una risposta concreta. Le attese dei cittadini e delle imprese altrettanto. Il sistema ne esce più ricco e il Lazio ricomincia il suo percorso, che si era per qualche tempo interrotto».

L’importanza della collaborazione con la Regione Lazio, oltre che dal presidente del Cbln Sacchetti, è stata ovviamente accentuata dal capo di gabinetto Ruberti: «Il Psr ma anche i progetti relativi ai Por, agli Fsc (Piano di sviluppo, Programmi operativi e Fondo per lo sviluppo e la coesione, ndr) e alla Protezione Civile, sono risposte “del fare” che, grazie ad un lavoro in sinergia tra la Regione Lazio  e il sistema dei Consorzi nel Lazio,  dove il Presidente Zingaretti ha sempre avuto a cuore le tematiche ambientali, grazie anche all’Anbidiamo al territorio e agli agricoltori, da sempre interessati alle politiche ambientali e ai cambiamenti climatici».

Lo Stilnovismo consortile

Bisogna leggere tra le righe di ogni atto del Consorzio più grande del Lazio. Al quale, come ha fatto lo stesso con gli omologhi settentrionali, gli altri tre corregionali devono ispirarsi. C’è un fattore che non passa inosservato: c’è uno stile nuovo. Le opere non vengono preannunciate ma mostrate in corso d’opera o ultimate. Non si racconta troppo cosa si vorrebbe fare, ma quello che si fa. In passato non è un mistero che i Consorzi di bonifica andassero avanti per forza di inerzia: senza ruoli definiti o, peggio, mal assegnati. Erano controparti nel processo.

Ora l’obiettivo è chiaro: essere parti attive, non succubi del volere altrui. È questa, in fondo, la grande novità. Mentre i cambiamenti climatici stanno per stravolgere anche il Lazio, l’Anbi regionale vuole farsi trovare pronta. Con progetti cantierabili, programmazioni al passo coi tempi e obiettivi chiari. La salvaguardia idrogeologica passa anche da qui. Dai nuovi Consorzi di bonifica, anzi di tutela del territorio. È innegabile: sono la bella copia dei brutti appunti del passato.

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