Pd, braccio di ferro in Direzione per il candidato

La Direzione Regionale del Pd per esaminare i risultati delle Comunali. E riprendere il confronto per la designazione del candidato alla successione di Zingaretti. Le elezioni: "Risultato positivo ma non soddisfacente". Il candidato: "Primarie legittime” ma non auspicate da tutti. Chi sta con chi. E cosa sta ad indicare

Niente sediate: il confronto all’interno del Partito Democratico del Lazio questo pomeriggio è stato intenso, serrato, senza sconti e senza quartiere. Ma senza assalti frontali con la baionetta tra i denti. Troppo alta la posta in gioco, troppo evidente il rischio di un accerchiamento al Nazareno, dove alle 17 si è riunita la Direzione Regionale del Pd. In palio non c’è solo il nome del candidato alla successione di Nicola Zingaretti ma ci sono i nuovi equilibri che potrebbero determinarsi nel Lazio se si spingesse troppo e si facessero saltare quelli attuali.

Il clima oggi al Nazareno era torrido: non solo quello di una Roma arroventata dall’estate ma soprattutto quello di un Partito nel quale da poche ore Dario Franceschini aveva marcato con fermezza la posizione della sua componente Area Dem, innescando scintille con la sinistra di Nicola Zingaretti e Goffredo Bettini. Poco o nulla è sceso il termometro dopo i secchielli d’acqua indirizzati verso le fiamme dal governatore del Lazio (Leggi qui: Da Conte alle Regionali del Lazio: i segnali di Franceschini da Cortona. E leggi anche qui: E le Regionali del Lazio diventano un caso nazionale).

La linea della concertazione

Bruno Astorre al termine della Direzione

Le posizioni di partenza sono chiare. Area Dem con il Segretario Bruno Astorre ritiene che in assenza di un erede acclamato da tutti debbano essere le Primarie a fare la sintesi tra le legittime aspirazioni di chi vuole essere il candidato alla successione di Zingaretti nel 2023. Per gli altri le Primarie sono legittime, le prevede lo Statuto: ma non sono auspicabili, meglio evitare le conte ed arrivare ad un candidato sul quale ci sia l’accordo di tutti.

Gli altri, seppure con diverse sfumature, non sono pochi: si va dall’area di Claudio Mancini (che esprime il sindaco di Roma) a quella di Bettini e Zingaretti; sulla stessa lunghezza d’onda c’è Mario Ciarla ed anche gli ex renziani di Base Riformista non sono poi molti distanti.

È abile il Segretario Bruno Astorre ad evitare che il dibattito diventi un assedio, sono abili gli altri big del Partito a lasciare aperte vie di conciliazione. Nella prima Repubblica si sarebbe scritto “dibattito serrato, con contenuti di spessore ma è evidente la differenza di vedute”.

La soluzione: le Primarie

Il primo intervento è stato del Segretario. Fiuta l’aria, sa che non c’è bisogno di gettare altra benzina sulle fiamme ancora accese dal giorno prima con l’intervento di Franceschini. Sa che il messaggio politico è arrivato e che il Lazio non è terra di conquista. Gioca la carta del diplomatico: smorza i toni, evita di innescare nuovi focolai.

Le elezioni Comunali concluse da una settimana? “Ce l’abbiamo messa tutta. Il giudizio è positivo ma non può essere soddisfacente. Il Pd è il primo Partito nel Lazio, rispetto a cinque anni fa governiamo in 5 delle 12 città chiamate al voto. Sono mancati i successi nei capoluoghi”. I toni sono molto diversi da quelli delle prime ore dove l’accento era finito sulle aree nelle quali la vittoria non era arrivata: un’analisi sincera nella quale non si cercano capri espiatori. Anche perché i numeri hanno detto ciò che dovevano dire.

La successione a Nicola Zingaretti? “C’è un documento che abbiamo approvato la volta scorsa all’unanimità. Ci sono più aspirazioni e tutte di spessore ed autorevoli. Continuiamo a lavorare ma se non si arriva ad una sintesi, per me le Primarie sono il modo più democratico per individuare il candidato”.

Area Dem sa di potersi giocare la partita. Il suo candidato è il vice di Zingaretti Daniele Leodori, intorno al quale si è costruito un consenso largo ed ampio soprattutto sui territori.

Meglio evitare

Claudio Mancini

Noi non abbiamo paura delle Primarie. Chiamare i cittadini a scegliere non è mai sbagliato. Ma c’è un documento che abbiamo approvato tutti assieme e dice che alle Primarie ci si va se non c’è una sintesi. Noi vogliamo arrivare al risultato insieme ai nostri alleati: sia che si tratti di Primarie e sia che si tratti di una sintesi unitaria”: Claudio Mancini è il deputato con sangue ciociaro nelle vene, suo padre è stato una delle colonne del Pci nel dopoguerra. Oggi è l’uomo che ha condotto Roberto Gualtieri fino in Campidoglio.

Il suo messaggio è chiaro: alle Primarie ci si può pure arrivare ma se i candidati sono solo del Pd poi il rischio è di tenere un Congresso mascherato. “Si può fare ma dobbiamo essere consapevoli di quello che vuol dire”. Nella lettura di Mancini le Primarie in questa fase ed in questo clima rischiano di mandare all’aria quattro anni di lavoro fatto per ricostruire l’unità a Roma e nel Lazio proprio da lui con Astorre.

Sulla stessa linea c’è l’assessore regionale Massimiliano Valeriani (area Zingaretti), c’è la capogruppo alla Pisana Marta Leonori e l’altro uomo forte del Pd su Roma Mario Ciarla (entrambi in sintonia con il Governatore).

Nessuna fuga in avanti

Il tavolo della Direzione

Prendono la parola i due vice Segretari regionali, Sara Battisti (Pensare Democratico) ed Enzo Foschi (fedelissimo di Zingaretti). Mettono in luce un rischio: quello di “partire troppo presto con la contrapposizione tra due candidati alle Primarie di assoluto spessore”; il riferimento è al vice presidente Daniele Leodori ed all’assessore alla Sanità Alessio D’Amato. “Il rischio è quello di gettarli in una mischia che potrebbe deteriorare la loro immagine e mettere in difficoltà anche il governo regionale del quale fanno parte”.

Chiaro come il sole che vorrebbero il dibattito politico per arrivare ad un candidato, evitando le Primarie. Il loro nome nel cassetto è quello di Enrico Gasbarra, presidente della Provincia di Roma prima di Zingaretti e poi Eurodeputato. C’è un motivo non detto per bypassare la conta interna: il timore di molti è che sui territori le Primarie verrebbero usate per regolare i conti; chi non ha avuto una candidatura o chi ritiene di non essere stato adeguatamente valorizzato userebbe quello strumento per sabotare i capicorrente e non per decidere il candidato. Troppo rischioso.

C’è chi fa notare che il quadro politico poi è mutato. In questi giorni c’è stata la scissione del Movimento 5 Stelle, c’è stata la scelta di Carlo Calenda che non parteciperà al tavolo, c’è stata la presa di posizione dei renziani di Italia Viva che hanno detto No alle primarie. Ci sono stati i Verdi di Filiberto Zaratti e la sinistra di Massimiliano Smeriglio che nella sostanza hanno detto ‘se questo è il quadro, fate prima una sintesi tra voi del Pd e poi fateci sapere’.

Prima la coalizione, poi il candidato

Andrea Casu

Il Segretario del Pd di Roma Andrea Casu chiede di restare nel solco tracciato dal Segretario nazione Enrico Letta: quello dell’Unità. “Prima va costruita una grande coalizione che sia più ampia e larga possibile, con un grande progetto. A quel punto ci cinfrontiamo sulle cose da fare. Solo dopo apriamo il tema del candidato

Chiede di continuare sulla linea indicata nel Documento unitario anche Ludovico Di Traglia, Segretario dei Giovani Democratici del Lazio. Si schiera su una posizione intermedia Massimiliano Angelucci di Base Riformista, interviene lui perché la referente Patrizia Prestipino ha qualche linea di febbre e per prudenza ha preferito non uscire di casa.

Schierati invece sulla linea delle Primarie e da convocare senza perdite di tempo la consigliera regionale Michela De Biase, la consigliera regionale di Fiumicino Michela Califano che in città ha il suo sindaco Esterino Montino apertamente a sostegno di Alessio D’Amato e le primarie sarebbero la soluzione ideale. Per le Primarie anche il consigliere comunale di Roma Andrea Alemanni che di consenso ne ha non poco. In totale sintonia Emanuela Droghei già consigliere ed assessore ad Ostia.

Qualcuno nota l’assenza del coordinatore della maggioranza Zingaretti in Regione Lazio. Non è una fuga: Mauro Buschini è alla commemorazione della moglie del leader di Pensare Democratico Francesco De Angelis, hanno sempre condiviso ogni successo ed ogni sconfitta, in politica e nella vita privata.

La sintesi di Bruno

Bruno Astorre

Nelle sue conclusioni, Bruno Astorre sa che questo è il momento dell’attesa. Perché su due dei tre punti c’è condivisione. Il primo: unità del Campo Largo; il secondo: unità sulla Carta dei Valori larga e condivisa.

È sul terzo punto che manca la condivisione: le Primarie. Per alcuni sono ammissibili solo sul ‘modello Roma‘ un solo candidato del Pd ed i candidati di tutte le altre forze alleate che intendono partecipare; per altri (tra cui il Segretario) va bene anche se i candidati Pd sono più d’uno.

Il confronto va avanti. Alla ricerca di una sintesi. Astorre è tranquillo: la sera legge lo Statuto. Ed è sicuro che lì ci sia scritto che in questi casi si va alle Primarie. Anche Mancini e Bettini sono tranquilli: sanno che una sintesi eviterà le Primarie.

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