I protagonisti del giorno. Top e Flop del 16 settembre 2020

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

GIOVANNI TURRIZIANI

Finisce il mandato da presidente di Unindustria Frosinone nel migliore dei modi. Infatti anche il neo presidente di Unindustria Lazio Angelo Camilli lo ha voluto nella sua squadra, tra i nove vicepresidenti degli industriali della regione. Con una delega importante e di grande prospettiva: alla Green Economy. Come se tutto questo non bastasse, il presidente uscente di Unindustria Frosinone Giovanni Turriziani ha gestito senza sbavature la sua successione. Miriam Diurni, che gli subentrerà il 30 settembre prossimo, è stata fortemente voluta da lui.

Giovanni Turriziani. Foto © Giornalisti Indipendenti

Il quadriennio che inizia sarà fondamentale per i destini economici del Paese e anche del Lazio.

A livello nazionale Confindustria sta criticando fortemente l’azione del Governo. Nel Lazio la situazione è diversa, almeno per ora: il dialogo con la Regione Lazio ha prodotto azioni concrete, al punto da portare il territorio governato da Nicola Zingaretti al secondo posto in Italia dopo la Lombardia per nascita di nuove imprese; tra le prime per crescita dell’export e per creazione di Pil.

Angelo Camilli, proprio con la decisione di tenere Giovanni Turriziani nella sua squadra, ha voluto far capire che Unindustria vuole recitare da protagonista assoluta. Non è l’unico: la nomina del fiuggino Gianfranco Battisti come vicepresidente è più di un segnale. Il nome di Davide Papa è un input per tutto il sud del Lazio.

Di questo “Dream team” farà parte Giovani Turriziani, insieme al suo successore Miriam Diurni ed a Giulio Natalizia presidente dei Giovani del Lazio. È il segnale che anche a livello industriale ed economico la ‘piccola’ Ciociaria ha saputo produrre guadagnandosi sul campo tanti spazi che prima erano romani. (Leggi qui Battisti, Papa, Turriziani, Diurni, Natalizia: gli uomini di Camilli per Unindustria).

Ferocior ad industriam.

ALESSIO D’AMATO

Il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di annullamento presentata dal Codacons, previa sospensione dell’efficacia, dell’ordinanza del presidente della Regione Lazio del 17 aprile 2020 n° 30 che rende obbligatoria la vaccinazione antinfluenzale. Perché? L’ordinanza regionale richiama le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e la prevalenza della tutela della salute pubblica. Mentre Codacons richiama un bel niente. (Leggi qui Lazio, il vaccino non attende: il Tar dice no a Codacons).

Alessio D’Amato © Carlo Lannutti / Imagoeconomica

E’ la vittoria politica dell’assessore regionale alla sanità Alessio D’Amato.

Che infatti ha detto: «Non si interrompe la macchina organizzativa della vaccinazione antinfluenzale che quest’anno ha un obiettivo ambizioso. Coprire una fascia di cittadini molto ampia e anche tutti gli operatori sanitari con un vaccino gratuito e sicuro. Vaccinarsi quest’anno ha una particolare importanza data la pandemia in corso. Una efficace copertura antinfluenzale consente di verificare prima i sintomi del Covid. Ed evitare inutili assembramenti presso i pronto soccorso».

Nella lotta al Coronavirus Alessio D’Amato sta centrando tutti gli obiettivi. Ma non soltanto sul piano amministrativo e gestionale. Anche a livello politico. Come dimostra l’obbligatorietà della vaccinazione antinfluenzale per alcune fasce di popolazione. Non ama la forma, preferisce la sostanza.

Il vero vaccino.

 FLOP

SALVINI-MELONI

Stando ai sondaggi, si apprestano ad un buon risultato nelle elezioni regionali del 20 e 21 settembre prossimi. Subito dopo lo spoglio, se le urne confermeranno le previsioni, cominceranno l’assedio a Palazzo Chigi, con l’ambizione di andare a governare il Paese. Ma sia il leader della Lega Matteo Salvini che la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni sul referendum recitano due parti in commedia.

Giorgia Meloni con Matteo Salvini © Imagoeconomica

La prima è quella dei “centravanti” del , posizione che hanno sostenuto in Parlamento per non restare travolti dall’onda dei Cinque Stelle. La seconda è quella dei registi di un’operazione che portano avanti tanti parlamentari e dirigenti dei due partiti.

Un’operazione per il no. La Lega e Fratelli d’Italia alle prossime elezioni politiche si presenteranno da favoriti e sia Salvini che Meloni hanno “arruolato” diversi esponenti di altri Partiti.

Avranno dunque il problema di dover “tagliare” molte ambizioni. E di conseguenza tanti voti. Però forse sarebbe preferibile dire chiaramente se voteranno sì o no. Su un tema del genere non ha senso essere di lotta e di governo contemporaneamente.

Leader a metà.

BEPPE GRILLO

«Sento che in Parlamento si parla solo di nomine, queste cose qui non le concepisco. Non è più destra o sinistra, ma andare avanti. Abbiamo tutti la possibilità di fare uno scatto in avanti meraviglioso sull’energia, sui flussi migratori…».

Beppe Grillo Foto © Stefano Scarpiello / Imagoeconomica

Così parlò Beppe Grillo, garante del Movimento Cinque Stelle, in collegamento con la conferenza stampa al Senato sulla presentazione del decreto Mise. Poi ha piazzato la battuta sensazionale: «È paradossale che funzionino più le dittature delle democrazie. Siamo bloccati su stronzate gigantesche».

Proseguendo: «Fate capire a questa sinistra che vuole essere progressista che ci sono le idee, che vanno perseguite. Dobbiamo dare una impostazione di che tipo di Paese vogliamo. Voi avete fatto un grande lavoro. C’è in ballo il destino di questo Paese, ci ho messo una parte della mia vita. Tengo alla situazione dell’Italia, la sinistra ha poche idee, la destra non ne ha. Noi ne abbiamo qualcuna… Mettiamo insieme le forze. Dovremmo ragionare su un reddito universale incondizionato, non legato al ricatto del lavoro».

Beppe Grillo è intervenuto in questo modo per cercare ancora una volta di spostare l’attenzione mediatica da un fatto oggettivo: i Cinque Stelle sono fuori dai giochi alle regionali. E l’unico risultato che possono raggiungere è far perdere gli alleati del Pd. In questo ragionamento ci sta pure la considerazione sul fatto che le dittature possano funzionare meglio delle democrazie.

Paradossale.

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