I protagonisti del giorno. Top e Flop del 5 novembre 2020

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

ANGELO CAMILLI

«Con la seconda ondata dell’epidemia il livello di incertezza è tornato molto alto. A settembre ci eravamo tutti illusi di aver superato il Covid. E adesso, con queste ulteriori limitazioni, le stime della crescita del Lazio subiranno un peggioramento». Nessun filtro. Angelo Camilli, presidente di Unindustria, lo ha detto chiaramente. Esternando tutta la preoccupazione per i riflessi economici, oltre che sanitari, della pandemia. (Leggi qui Magrini se ne va a Roma. D’Alessandro pronta al picco).

Angelo Camilli

Ha spiegato nel corso di una intervista Skype con la Dire: «La nostra regione quest’anno ha subito un calo del Pil analogo a quello del resto d’Italia, intorno al 9%. Probabilmente con questo secondo blocco ci sarà un taglio sensibile. Il Lazio, infatti, ha una quota di Pil del 10-15% legata al mondo dei servizi. A sua volta legato alla filiera del turismo e dei trasporti che stanno vivendo una situazione drammatica. Ormai siamo all’azzeramento di alcuni settori, come l’alberghiero. Anche l’audiovisivo e la cultura stanno soffrendo molto. Sono comparti che avranno bisogno di due o tre anni per ripartire».

Due o tre anni. Senza certezze.

In una situazione come questa, ha affermato Camilli: «stiamo attivando una serie di servizi di ascolto per gli associati. Per non lasciare sole le piccole e medie imprese. Siamo al lavoro su due tavoli paralleli: quello dell’emergenza, dialogando con Comuni e Regione per il supporto economico necessario. E consentire alle aziende di sopravvivere a questa fase».

Ha concluso: «Dobbiamo ragionare anche in prospettiva e pensare alla ripresa una volta archiviata la pandemia. Alcuni comparti dovranno cambiare completamente il modello di business, però ci sono altri che stanno tenendo e vanno bene. Come la farmaceutica, l’alimentare, information technology, speriamo anche l’edilizia grazie al superbonus».

Un discorso da capo degli industriali, dal quale emerge però anche la preoccupazione per la mancanza di una vera politica industriale da parte del governo. Questo Camilli lo ha fatto capire con stile.

Timoniere e gentiluomo.

ALESSIO D’AMATO

Diciamo la verità: la più grande vittoria gestionale è stata quella di essere riuscito a tenere il Lazio fuori dalla zona rossa pur avendo Roma. Non solo la Capitale d’Italia, ma anche una delle metropoli più difficili e complicate da amministrare.

La curva dei contagi è in aumento esponenziale ovunque. A Roma però si “resiste”. Alessio D’Amato non è uno che canta vittoria. Anzi, ha voluto ricordare a tutti che il picco è previsto per la metà di novembre e che, nonostante l’indice Rt sia sceso a 1,29, la battaglia sarà lunga e durissima. (Leggi qui Magrini se ne va a Roma. D’Alessandro pronta al picco).

Alessio D’Amato. Foto © Livio Anticoli / Imagoeconomica

In tutto questo non ha lasciato altri aspetti, a cominciare dalla nomina dei direttori generali delle Asl di Frosinone e di Viterbo. E’ la maniera migliore per fronteggiare una pandemia di questo tipo. Perché il messaggio che passa è che si continua comunque ad assicurare l’ordinaria e la straordinaria amministrazione.

Inoltre il Lazio non perde di vista l’evoluzione delle sperimentazioni riguardanti i vaccini. Il vaccino sviluppato a Pomezia con il contributo della Regione Lazio ed infialato ad Anagni inizierà dall’1 dicembre lo studio al Policlinico di Modena, uno dei sette centri italiani scelti per testare il siero contro il coronavirus. Entro un mese verranno reclutati 300 volontari. L’assessore non molla.

Anticorpo al virus.

FLOP

DONALD TRUMP

Quando stamattina alle 8.20 ora italiana ha pronunciato la parola “frode”, tutti hanno capito che avrebbe vinto Biden. Eppure il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha retto benissimo il confronto con le urne. Ma ha perso.

Non lo ammetterà mai, perché mai nella storia moderna dell’Occidente si era registrata tanta immaturità politica. Oltre che approssimazione gestionale, come dimostra lo straripare del Covid negli Usa.

Donald Trump

Da mesi Trump ripete che avrebbe vinto lui e che, in caso contrario, avrebbe gridato ai brogli elettorali. Ha dato mandato ai suoi legali di chiedere il riconteggio delle schede in alcuni Stati cruciali. Dove ha perso. Vuole trascinare gli Stati Uniti in una crisi istituzionale e politica senza precedenti in uno dei momenti più drammatici della storia contemporanea. Per il Coronavirus appunto.

Ma anche per le tensioni razziali. Nonostante tutto questo però, quando si potrà studiare con serenità questo periodo, bisognerà capire le vere ragioni della vittoria di Donald Trump quattro anni fa. Per rendersi conto del malessere della più grande potenza mondiale.

Intanto però, come un bambino viziato che piange se perde, Trump sta facendo la stessa cosa. Dimostrando di non essere all’altezza della Casa Bianca.

Rosicone.

GIUSEPPE CONTE

Il Dpcm è stato scritto e aggiustato guardando esclusivamente agli equilibri politico. Non alla reale evoluzione della pandemia. Non si spiega altrimenti il perché siano stati presi in considerazioni parametri di dieci giorni fa per definire il colore delle diverse regioni. A marzo e aprile, Giuseppe Conte aveva la fiducia della maggioranza degli italiani perché si era nella fase iniziale di un’emergenza mai vista prima.

GIUSEPPE CONTE

Adesso è cambiato tutto, perché il contagio si sta espandendo a macchia d’olio e perché non si vede la fine del tunnel. Le considerazioni del premier sembrano frasi pronunciate per fare colpo sulla più bella della classe. Inoltre le considerazioni dei comitati scientifici sono state scavalcate. Ma lui insiste, come se il tempo si fosse fermato a marzo.

In lockdown senza lockdown. Ma solo lui.

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