EcoFestival: sì all’agrovoltaico, ma giù le mani dai terreni pregiati

Il Pnrr stanzia oltre un miliardo a favore dello sviluppo degli impianti fotovoltaici, ma senza compromettere l’utilizzo dei terreni agricoli. Della loro tutela se n’è discusso nella terza tappa del Festival dell’ambiente, di scena a Piglio: la Patria del Cesanese. Il promotore Buschini, per passare dalle parole ai fatti, ha già presentato un emendamento al collegato al bilancio regionale: per non far piantare pannelli solari nei campi che danno prodotti di qualità

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

Fagioli cannellini sì, peperoni cornetto pure, vino cesanese e cabernet magari: ma impianti per ricavare energia dal sole piazzati al posto di quei prodotti proprio No. Nella terza tappa del Festival dell’Ambiente il consigliere regionale Mauro Buschini lo ha confermato. È stato lui a dire quel No e scriverlo nell’emendamento numero 209 al collegato al Bilancio regionale. È la variazione che introduce l’impossibilità di realizzazione di impianti fotovoltaici a terra nelle macroaree di alto pregio agricolo.

Si parla dei terreni che assicurano prodotti Dop, Igp, Stg, Docg, Doc e Igt: Denominazione di origine protetta, Indicazione geografica protetta, Specialità tradizionale garantita, Denominazione di origine controllata, Denominazione di origine controllata e garantita, e Indicazione geografica tipica. Ovvero i marchi di garanzia dell’origine geografica, della tipicità e della qualità delle eccellenze del patrimonio enogastronomico laziale.  

Quell’emendamento, nello specifico, è contro la speculazione: mette un freno al consumo di pregiato suolo agricolo da parte delle grandi imprese attive nel settore del fotovoltaico. Che, approfittando anche di eventuali crisi economiche delle aziende agricole, acquistano ettari ed ettari di campi rigogliosi. Ovviamente non per coltivare prelibatezze bensì per piantarci pannelli solari che dovrebbero, invece, installare nelle vicinanze.

Quindi, a scanso di equivoci, non è di certo un provvedimento contro l’agrovoltaico: per l’appunto l’idonea integrazione tra terra fertile e impianti fotovoltaici, da installare in aree ibride o sui capannoni. Si parla di un settore ormai in rampa di lancio: il Pnrr destina oltre un miliardo di euro al suo sviluppo. Perché, per raggiungere la totale decarbonizzazione e limitare il riscaldamento globale, è necessario intervenire anche sul settore agricolo: che è responsabile dell’emissione del 10% dei gas serra. (Leggi qui)

Il Pnrr e lo sviluppo dell’agrovoltaico

L’obiettivo dell’investimento, come recita il Pnrr, «è installare a regime una capacità produttiva da impianti agro-voltaici di 1,04 Gw (gigawatt, ndr), che produrrebbe circa 1.300 GWh (gigawattora, ndr) annui, con riduzione delle emissioni di gas serra stimabile in circa 0,8 milioni di tonnellate di CO2». Quasi un milione di tonnellate in meno di anidride carbonica: e l’ambiente ringrazia. Ma anche una riduzione dei costi di approvvigionamento energetico: che oggi rappresentano oltre il 20% dei costi variabili di un’azienda agricola.

L’emendamento di Buschini si ispira alla misura del Recovery plan. Che prevede «l’implementazione di sistemi ibridi – si legge ancora – che non compromettano l’utilizzo dei terreni dedicati all’agricoltura, ma contribuiscano alla sostenibilità ambientale ed economica delle aziende coinvolte, anche valorizzando i bacini idrici tramite soluzioni galleggianti». Verranno anche monitorati per valutare microclima, risparmio idrico, recupero della fertilità del terreno, resilienza ai cambiamenti climatici e produttività agricola.    

Assieme a quello delle comunità energetiche, del biometano e di altri sistemi innovativi, pertanto, lo sviluppo dell’agrovoltaico concorrerà all’incremento della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili: ossia la seconda componente della seconda missione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che godrà di quasi sei miliardi derivanti dal Next Generation Eu. (Leggi qui Le Comunità Energetiche dei giallorossi Buschini e Lombardi e Stoccaggio e logistica: ecco le occasioni del metano bio).

La Terra del Cesanese: Piglio, ma anche Paliano

I vigneti dell’azienda Pileum

Per parlare di tutela dei terreni agricoli in Ciociaria, è stata scelta come location la Terra del Cesanese: Piglio, nello specifico l’azienda vitivinicola Pileum, tra le maggiori produttrici del vino rosso Docg. Un disciplinare regionale sulla sua produzione, tra l’altro, ha favorito il ripristino dei vigneti e la protezione dei 240 ettari costeggiati dall’omonima Strada del Cesanese.

A fare gli onori di casa non poteva che essere il sindaco Mario Felli, dettosi «orgoglioso di amministrare la comunità di Piglio proprio per le aziende agricole che stanno spendendo tantissime energie da diversi anni e stanno ottenendo grandi risultati. Imprese che non fanno soltanto un discorso di lucro ma anche di rispetto dell’ambiente e tutela del nostro patrimonio».

Presente tra il pubblico anche Domenico Alfieri, primo cittadino della confinante Paliano. Il recupero ambientale della Selva locale ha portato a esprimere un potenziale enologico derivante da una lunga tradizione vitivinicola: i terreni un tempo abbandonati ospitano ora vigneti.     

Buschini e l’impegno della Regione Lazio

Mauro Buschini e Domenico Alfieri

Il consigliere regionale Mauro Buschini, prima di introdurre gli esperti di turno, ha anche accentuato l’impegno della Regione Lazio contro l’uso di fertilizzanti e pesticidi nei terreni agricoli. Nonché, nel quadro del risanamento ambientale, la promozione in tempi non sospetti della fitodepurazione: la bonifica dei siti contaminati tramite la piantumazione di specie vegetali disinquinanti. Perché è tanto importante preservare il suolo illibato quanto far tornare tale quello interdetto alla coltivazione e al pascolo.   

A proposito del fitorimedio, d’altronde, c’è chi ha già puntato sulla canapa industriale: dalla BioSaccoValley lanciata da Ceccano, tesa esclusivamente al disinquinamento, fino alla Green Valley promossa da Roccasecca e finalizzata anche alla produzione di bioplastiche.

Il Cosilam Consorzio per lo sviluppo industriale del Lazio Meridionale – ha fatto da tramite e ormai la Valle Verde sta prendendo piede in altri Comuni della provincia di Frosinone: vedi Anagni e San Giovanni Incarico, dove sta nascendo persino una Cooperativa di comunità. (Leggi qui Ora chiamatela BioSacco & Green Valley, poi qui È bello camminare in una Valle Verde: avanti il prossimo e, infine, qui La Coop di San Giovanni? Non è ancora nata, ma già spopola).

Parola agli esperti: da Savone a Fiorio

I relatori sono stati tre: nell’ordine, il presidente di Coldiretti Frosinone Vinicio Savone, il rappresentante della Elp Coop Francesco Miccichè e l’ex deputato Pd Massimo Fiorio. Quest’ultimo esperto di agricoltura sostenibile e primo firmatario nel 2013 delle ormai riprese proposte di legge per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola con metodo biologico, e in materia di disciplina dei mercati agroalimentari.   

Nell’occasione, in tempi di transizione ecologica ed energetica, ha sottolineato che «le transizioni non sono mai quiete e vanno governate» e che «la nuova proposta di legge che passerà in Parlamento è la nostra versione».

Aggiungendo altresì che accoglie positivamente il Green Deal, ossia il Patto Verde europeo a favore di un’economia sostenibile, «per via dell’unione tra consumi e consapevolezza dei cittadini, e produzioni a favore di un modello italiano che ha fatto forza sulla biodiversità».

Vinicio Savone

Subito dopo Buschini, però, è intervenuto Savone in rappresentanza dei coltivatori diretti della provincia di Frosinone. Partendo dal presupposto che «il terreno è un essere vivente e, se trattato in quanto tale, darà i suoi frutti», ha elogiato l’emendamento di Buschini.

In tal senso ha dichiarato: «Un terreno adibito a fotovoltaico è un terreno perso per l’agricoltura. Non tutte le Regioni hanno questa sensibilità e, pertanto, Coldiretti sta preparando una petizione da presentare al Governo affinché vengano messi vincoli ovunque. La Regione Lazio è molto più avanti e occorre che tutta l’Italia ragioni in tal senso».

Miccichè: l’importanza di marchi e gruppo

Miccichè, per conto della cooperativa Elp – Earth link project, comprendente agronomi e tecnici specializzati sulla produzione e commercializzazione dei prodotti agroalimentari – pensa che gli ostacoli alla valorizzazione della biodiversità e del portato culturale del nostro Paese, quindi alla difesa del comparto agricolo anche nella sua funzione ambientale, siano due.

Da un lato, secondo lui, bisogna valorizzare i marchi: «Significa garantire un’estensione del disciplinare, le modalità di produzione e un posizionamento favorevole sul mercato agli agricoltori. Se l’imprenditore agricolo riesce a sopravvivere, garantisce un presidio territoriale. Evita che l’economia spinga verso altri tipi di investimento come per i pannelli fotovoltaici».

L’altro freno, a suo modo di vedere, è la scarsa tendenza alla cooperazione. «Soprattutto nelle realtà più piccole fare gruppo e cercare di unire gli sforzi è fondamentale. Anche nell’ottica del raggiungimento di determinati obiettivi ambientali».

Festival dell’ambiente: le prossime puntate

Anche nel settore agricolo, pertanto, bisogna recuperare il terreno perduto. Il motto dell’Ecofestival ciociaro, del resto, è “Per una corsa contro il tempo”. Si è passati dallo spreco di cibo a quello dei terreni agricoli, passando per la necessaria velocizzazione della bonifica della Valle del Sacco. Martedì 21 settembre alle 18, invece, sarà la volta dell’appuntamento dedicato alla tutela delle acque nel luogo simbolo di turno: Posta Fibreno e la meravigliosa riserva naturale regionale che circonda il suo lago. A fare gli onori di casa sarà il sindaco Adamo Pantano.

A livello politico, infine, si resta in attesa dell’evento previsto a Ceccano: anticipato dalle critiche rivolte dall’assessore comunale all’Ambiente Riccardo Del Brocco, di Fratelli d’Italia, al consigliere regionale del Pd Mauro Buschini.

Quest’ultimo è stato tacciato di inefficienza sin dai tempi in cui indossava le vesti di assessore regionale al ramo. «Quando ho sentito di un festival dell’ambiente organizzato da Mauro Buschini non credevo alle mie orecchie – ha dichiarato, nell’occasione, l’esponente di FdI -. Invece di vergognarsi per quello che hanno causato negli ultimi 20 anni, organizzano anche i festival».

Del Brocco, apprendendo che alle filo-dem Colleferro e Ceprano farà seguito la democrat Posta Fibreno, non potrà che restare dello stesso pensiero: che il Festival dell’ambiente fa rima con il Partito democratico. (Leggi qui Lo chef insegna: la difesa dell’ambiente parte dagli avanzi in frigo. Qui Si fa presto a dire bonifica: meglio tardi che mai. Qui Del Brocco attacca la Fontana e vuole “fare la festa” a Buschini).

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