L’urlo delle famiglie e la politica in lockdown

Ignorare i segnali che le piazze mandano è impossibile. Aver ignorato l'urgenza di attrezzarsi per la seconda ondata di Covid è gravissimo. Perché dà la cifra del fallimento nella prevenzione nell'emergenza tardiva.

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Quello delle piazze è l’urlo della gente normale. Certamente in qualche caso ci sono state delle infiltrazioni di facinorosi che nulla hanno a che vedere con questo tipo di protesta. Ma è inaccettabile il tentativo di ridimensionare il malessere reale del Paese. Anche a Frosinone in tanti, non soltanto in piazza, stanno facendo sentire la loro voce. Parliamo di ristoratori, baristi, titolari di palestre e di altre attività del tempo libero. E non solo. Perché i vari Dpcm del Governo, ognuno dei quali è superato dopo poche ore dalla curva dei contagi, determinano chiusure, limitazioni, lockdown più o meno soft.

Qui non si discute della necessità di affrontare l’emergenza sanitaria, ma basta con le ipocrisie.

Giuseppe Conte

A marzo un intero Paese fu preso alla sprovvista e venne travolto da un’ondata molto forte. Oggi quell’ondata nei numeri è perfino superiore. Ma sono passati otto mesi da allora. Lo scenario autunnale era stato previsto e annunciato. Eppure il Paese ancora una volta rincorre l’emergenza, ancora una volta è stato preso alla sprovvista. Ed è evidente che le responsabilità politiche sono principalmente di un Governo che ha dilapidato tutto quel patrimonio. Patrimonio di sicurezza e di prevenzione che era stato accumulato grazie ai sacrifici degli italiani.

A marzo c’era la speranza di una prospettiva diversa, perfino da un punto di vista climatico. Oltre che clinico ed epidemiologico. Adesso abbiamo davanti tutto l’autunno e tutto l’inverno. E i posti di terapia intensiva non sono aumentati come dovevano, nella sanità non si è investito come bisognava fare. Si è preferito organizzare gli inutili Stati Generali a Villa Pamphily, si sono messi in fila bonus su bonus, molti dei quali sterili.

Perché non si è provato a investire sulla sanità? Sui medici, sugli infermieri, sulle strutture? Sul tracciamento, che invece è completamente saltato? (Leggi qui Il Covid balla sul cubo nella notte di Halloween).

La sacrosanta paura della povertà
Foto © Livio Anticoli / Imagoeconomica

Per questi motivi le persone normali che protestano in piazza hanno tutto il diritto di farlo. Già il primo lockdown ha messo in ginocchio il Paese. E moltissime attività non sono riuscite a riaprire. Anche e soprattutto perché in questo Paese è mancato il provvedimento dei finanziamenti a fondo perduto.

Chi è costretto a chiudere un’attività di ristorazione o di tempo libero difficilmente riuscirà a riaprirla. E non potrà certamente pagare le tasse. La realtà è che in questo modo si chiudono locali e si perdono posti di lavoro. A raffica.

Sembra non esserci scampo all’alternativa tra salute e lavoro in Italia. Come se fosse inevitabile gettare uno dei settori dalla torre per salvare l’altro.

Ma proprio questa drammatica scelta evidenzia il fallimento della classe dirigente che ha guidato questo Paese negli ultimi decenni. Rincorrendo costantemente ogni tipo di emergenza: dalle alluvioni ai terremoti. Il Coronavirus è già passato alla storia e la pandemia riguarda tutti. Ma questa non può essere una giustificazione o una consolazione. Il tracciamento dei contatti è fondamentale per provare a controllare e a raffreddare la curva. Ma occorrono professionalità e tecnologie. Ci si poteva attrezzare in estate, ma non è stato fatto. E adesso il tracciamento è saltato. Perché mancano le persone.

Ogni positivo ha un link di almeno dieci contatti. Occorrono ore di telefonate per mapparli tutti. Le Asl non hanno il personale per farlo, i sindaci protestano perché non riescono ad avere una situazione completa. Intanto gli ospedali si stanno riempiendo di nuovi di malati Covid. È questo il quadro della seconda ondata. Ma dobbiamo sottolinearlo: a marzo l’Italia è stata presa alla sprovvista, oggi no.

Coronavirus, Ambulanza Foto © Marco Cremonesi / Imagoecinomica

Chi ha ruoli pubblici non può nascondersi. Non il Governo, non le Regioni. E pertanto nessuno può permettersi di snobbare o ridimensionare l’urlo dei cittadini normali che manifestano la loro disperazione nelle piazze. Avrebbero bisogno di risposte e di verità.

La scuola di Volo e quei segnali nella maggioranza

Un altro “pezzo” storico che Frosinone perde. Parliamo della Scuola di Volo per elicotteri del Moscardini. Andrà a Viterbo. Nei giorni scorsi il sindaco Nicola Ottaviani ha reso nota la risposta del ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Annunciando future mobilitazioni. Ma intanto resta il fatto che ancora una volta Frosinone deve incassare una sconfitta enorme. Siamo alle solite: non soltanto manca il gioco di squadra di una classe dirigente che da sempre riesce a far decollare soltanto le polemiche ideologiche e politiche.

Lorenzo Guerini

Viterbo ha vinto questa partita attrezzandosi per tempo, organizzando una strategia, muovendo le pedine giuste sulla scacchiera della diplomazia e del confronto. Frosinone in questi anni non ha fatto nulla di tutto ciò. E ancora una volta rimane ad ululare alla luna. (Leggi qui A Frosinone volano le parole a Viterbo… gli elicotteri).

Nell’ultima seduta consiliare si è aperta una crepa nella maggioranza di centrodestra che sostiene il sindaco Nicola Ottaviani. È successo sulla votazione, a scrutinio segreto, per eleggere il presidente del collegio dei revisori dei conti. Sono mancati almeno quattro voti e dopo la seduta Nicola Ottaviani ne ha parlato con il presidente dell’aula Adriano Piacentini e con il capogruppo della Lega Danilo Magliocchetti.

Si guarda nella direzione degli scontenti di questi ultimi tempi. La Lista per Frosinone di Antonio Scaccia per esempio. La sensazione è che si sia iniziato a “ballare”. Destinazione elezioni.

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