L’eterna ora dei furbetti. Ma anche dei cialtroni

Furbetti e cialtroni. Impegnati in un costante tentativo di passare davanti agli altri. La vicenda dei vaccini somministrati a chi non ne aveva diritto ne è la conferma. Mentre la politica finge di muoversi: ma batte i piedi ed è ferma sempre nello stesso posto

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Il termine cialtrone viene così definito dall’enciclopedia Treccani: “Persona volgare e spregevole, arrogante e poco seria, trasandata nell’operare, priva di serietà e correttezza nei rapporti personali”. Mentre per furbetti si intendono “coloro che si comportano in modo fraudolento violando o aggirando le regole”.

Nel linguaggio giornalistico furbetti sicuramente fa più effetto, ma in realtà i due termini si completano a vicenda. Prendiamo i furbetti del reddito di cittadinanza, cioè quelli che usufruiscono di questa possibilità pur non avendone diritto. E sottraendo quindi l’opzione a chi davvero ne ha bisogno e rispetta le regole.

Foto: Saverio De Giglio / Imagoeconomica

Ai tempi della pandemia però abbiamo scoperto anche i furbetti del vaccino, quelli che cioè si sono fatti somministrare dosi destinate a chi è in prima linea da un anno a combattere contro il Covid. Per questa categoria di persona il termine cialtrone completa il quadro.

Antonio Magi, presidente dell’ordine dei medici di Roma, ha tuonato: «Un conto è la mancanza di dosi. Un altro è che le poche disponibili siano servite per il personale amministrativo, che non va in reparto». Dai dati che stanno emergendo circa 400.000 dosi sarebbero andate a figure non sanitarie. Mentre migliaia di medici aspettano di ricevere l’iniezione. La percentuale delle dosi andate a non sanitari è troppo alta per non ingenerare il sospetto che siano finite dove non avrebbero dovuto. Come hanno fatto emergere autorevoli e documentati servizi giornalistici.

Il Corriere della Sera lo ha scritto in maniera semplice: «C’è il serio sospetto che a beneficiare dei risicati quantitativi di Pfizer e Moderna non siano stati solo gli aventi diritto, ma figli, amici, parenti e gente che avrebbe potuto aspettare il suo turno, non svolgendo lavori di prima linea». Insomma, i soliti vizi italici. Uno schifo in realtà considerando la gravità del contesto.

Furbetti quindi, ma anche cialtroni. Sia i beneficiari che quelli che lo hanno consentito.

Nulla di nuovo sotto il cielo della politica

Mentre a livello nazionale si è in cerca di qualunque tipo di ruolo (di un premier, ma anche di senatori, responsabili, costruttori e volenterosi), sul piano provinciale c’è una sorta di ciclo dell’eterno ritorno. Nel senso però che non cambia nulla.

Situazioni che richiamano alla mente la scena di quei figuranti che, al grido di “partiam partiam”, battevano freneticamente i piedi sul posto. Rimanendo quindi drammaticamente fermi.

Tajani, Fazzone, Quadrini e Rotondo

Forza Italia ha perso un altro esponente, il sindaco di Pontecorvo Anselmo Rotondo. Soltanto per dare una parziale idea di quello che è successo in questi anni, vale la pena ricordare chi ha lasciato gli “azzurri”negli ultimi anni: Alfredo Pallone, Antonello Iannarilli, Alessia Savo, Nicola Ottaviani, Mario Abbruzzese, Pasquale Ciacciarelli, Danilo Magliocchetti. E naturalmente tanti altri. Senza che mai ci si sia posti una domanda: ma se in tanti se ne vanno ci sarà un problema? (Leggi qui L’addio gelido di Rotondo a Forza Italia dopo 25 anni).

Il centrodestra è cambiato e adesso sono Lega e Fratelli d’Italia i partiti con le percentuali di voto più alte. Fra l’altro tutti quelli citati prima hanno nel frattempo aderito al Carroccio o al partito di Giorgia Meloni. Con la sola eccezione (per adesso) di Mario Abbruzzese, che fa parte di Cambiamo.

Il punto però è che né la Lega né i Fratelli d’Italia hanno assunto la leadership della coalizione in Ciociaria. E il braccio di ferro iniziato al Comune di Frosinone è significativo. Perché il gruppo di Fratelli d’Italia sa perfettamente che il sindaco Nicola Ottaviani è anche il coordinatore provinciale del Carroccio. La richiesta di una verifica politica è normale oltre che legittima. (Leggi qui Frosinone, Fratelli d’Italia dichiara “guerra” a Ottaviani).

Ottaviani e Ruspandini

Ma l’arrocco di Ottaviani fa emergere anche un profilo politico provinciale. Nel senso che la posta in palio è rappresentata non soltanto dagli assetti nel capoluogo ma pure dalle future candidature alle regionali e alle politiche. Niente di nuovo sul fronte del centrodestra quindi. Sono cambiati soltanto i protagonisti. E nemmeno tutti. (Leggi qui Frosinone, nessuno risponda a Fratelli d’Italia).

Stallo più completo anche nel centrosinistra, con il Partito Democratico che, al di là dei proclami, non riesce neppure a convocare una riunione con i potenziali alleati del centrosinistra. Tutto fermo. In un eterno presente che serve soltanto a rinviare sine die decisioni che non si ha la forza politica di assumere.

Le candidature sono l’unica cosa che interessa

Alla fine i big sono concentrati sulle candidature alla Camera, al Senato e alle Regionali. Non importa che ci saranno 345 seggi parlamentari in meno. Qualcuno sarà comunque eletto a Montecitorio e Palazzo Madama.

La strategia vera è quella di poter contare su un numero di voti sufficiente per raggiungere l’obiettivo. E questo si può fare indipendentemente da chi vince e chi perde in un singolo Comune. La cosa davvero importante è avere nella propria area sindaci, assessori e consiglieri che abbiano consenso vero e reale. Non è necessario che ci sia il senso di coalizione.

(Foto: Stefano Carofei / Imagoeconomica)

Fra l’altro la crescita delle liste civiche sta proprio a certificare l’annacquamento dei confini politici a livello locale. Una volta quei confini erano rigidi: Dc, Pci, Psi e via di questo passo. Ma anche ai tempi dell’Ulivo e della Casa delle Libertà. Oggi non è più esattamente così.

Le correnti dei Partiti ci sono sempre state, ma agivano nell’ambito di una visione unitaria. Adesso non è scontato. Soprattutto negli enti intermedi ci sono gli accordi trasversali, considerati ormai normali. Perché le correnti sono come i secoli del Manzoni, l’uno contro l’altro armati.

A tutto questo va aggiunto che a determinare le candidature che contano sono i leader nazionali. All’ultimo istante utile dell’ultimo giorno utile.

Così è se vi pare. E anche se non vi pare.

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