I protagonisti del giorno. Top e Flop del 15 dicembre 2020

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

MAURO BUSCHINI

Con Nicola Zingaretti assorbito ormai quasi completamente dal ruolo di segretario del Pd, alla Regione Lazio i ruoli sono abbastanza definiti. Se Alessio D’Amato è l’uomo operativo per via del contrasto al Coronavirus, Daniele Leodori è sempre di più l’uomo “macchina”, quello che cioè porta avanti l’amministrazione. Non solo quotidiana.

Zingaretti e Buschini

In questo quadro il Presidente del consiglio regionale Mauro Buschini si sta distinguendo per il senso istituzionale. Nelle ore scorse ha moderato il webinar sui sostegni concreti alle aziende in questo quadro terribile di pandemia. Lo ha fatto al cospetto del vicepresidente dell’Inps Maria Luisa Gnecchi, dell’onorevole Claudio Mancini, degli assessori regionali Paolo Orneli e Claudio Di Berardino e del presidente dell’Asi Francesco De Angelis. (Leggi qui Usciremo dal Covid più forti: ecco la strada).

Avrebbe potuto trasformare quell’evento in una passerella. Invece ci ha messo la faccia: dietro gli impegni assunti in queste ore dalla Regione Lazio con le imprese ed i professionisti c’è il volto di Mauro Buschini. Contro il quale se la prenderanno se dovessero esserci ritardi, eccessi di burocrazia, lentezze.

Una scelta di responsabilità, quella fatta da Buschini. Sta crescendo con una straordinaria rapidità e questo dimostra quanto Nicola Zingaretti si fidi di lui. Per chi non è romano affermarsi in questo modo a livello di Regione Lazio è complicatissimo. Lui ci sta riuscendo.

Da Alatri con furore.

NICOLA OTTAVIANI

Da coordinatore della Lega ha spesso girato a vuoto in queste ultime settimane, ma da sindaco di Frosinone la partita è stata diversa. E in questo ruolo ha fatto sapere a tutti che lui non cambia idea, che farà le primarie per la scelta del candidato del centrodestra alle prossime elezioni comunali. In questo modo il risultato minimo lo otterrà: “stanare” chi non è d’accordo. (Leggi qui Ottaviani non cambia idea: a Frosinone si va alle primarie).

Nicola Ottaviani

Alle Comunali si voterà un anno prima delle Politiche. Dunque Ottaviani intende ribaltare il ragionamento: se, da regista, dovesse riuscire a vincere ancora nel capoluogo, davvero la Lega potrebbe negargli la possibilità di competere per entrare a Montecitorio?

Se poi dovesse esserci una legge prevalentemente proporzionale, allora le primarie a Frosinone (il capoluogo) diventerebbero delle prove generali anche per le Politiche. Una specie di conta preventiva.

Poco importa se è proprio dal Carroccio (Claudio Durigon) che arrivano i segnali più forti sulla necessità di parlare della candidatura a sindaco di Frosinone attorno al tavolo regionale della coalizione di centrodestra. Ottaviani è consapevole che la sua forza elettorale e politica sta a Frosinone. E userà quella. Nel bene e nel male.

Testardamente coerente.

MASSIMO RUSPANDINI

Ha rotto il silenzio. Ed inviato un forte segnale agli alleati. Che sulle elezioni comunali di Frosinone iniziavano ad essere troppo intraprendenti. Come Claudio Durigon (Coordinatore regionale della Lega) che aveva rivendicato al tavolo regionale del centrodestra il compito di individuare il candidato sindaco di Frosinone per il dopo Ottaviani. O come Claudio Fazzone (Coordinatore regionale di Forza Italia) che aveva parlato della necessità di un accordo locale. (Leggi qui Ruspandini: altolà alla Lega sul candidato a Frosinone).

Ottaviani e Ruspandini

Il senatore Massimo Ruspandini ha ricordato ad entrambi che il centrodestra di oggi non è più quello di 5 anni fa. E che Fratelli d’Italia rivendica un ruolo guida in questa coalizione.

Ha invitato a non sottovalutare il silenzio di FdI né scambiarlo per accondiscendenza. E nemmeno per sudditanza. A tutti ha consigliato di rivedere i conti. Perché FdI intende far valere tutto il suo peso, senza delegare a livelli regionali. Come esempi ha citato Anagni e Ceccano: con quel modello il centrodestra ha vinto. E l’esempio di Sora, dove i continui interventi dei big hanno solo ingarbugliato la matassa.

Non svegliate il senatore che dorme.

FLOP

DI MAIO-CRIMI-CONTE

Il leader e il capo politico dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio e Vito Crimi, hanno dato il via alla verifica di Governo mettendo subito in chiaro che non ci sarà rimpasto. Poi si è adeguato anche il Pd di Nicola Zingaretti.

LUIGI DI MAIO. FOTO © PAOLO CERRONI / IMAGOECONOMICA

Ma che senso ha avviare una verifica se poi non si cambia nulla? Per la verità il premier Giuseppe Conte ha specificato che qualcosa deve essere rivisto e che perfino lui non è infallibile. Frasi fatte dal sapore democristiano, che nulla cambiano a livello sostanziale.

Il Movimento Cinque Stelle sa che fuori dal Palazzo non ha alcun tipo di possibilità di poter riottenere gli stessi seggi, mentre a Giuseppe Conte quando gli ricapita? Cioè di stare a Palazzo Chigi. Si tratta di due debolezze che si uniscono e diventano una forza per il timore di tornare al voto.

Ma il vero paradosso, degno di schemi sofistici, è che si parli di programma quando tutti sanno che in realtà il vero collante della maggioranza è… l’emergenza. Covid naturalmente. E’ proprio la pandemia la colonna portante di questa maggioranza, nel senso che “senza” l’esecutivo sarebbe già caduto da un pezzo.

Tre uomini e una gamba.

GLI INCIUCIATORI DI CICCONE

È rientrato da poche ore in Fratelli d’Italia. Lo ha fatto a modo suo. Riccardo Del Brocco ha lanciato una serie di bottiglie incendiare con le quali difendere il perimetro del suo Partito. Le ha lanciate contro quelli che accusano FdI di avere in corso un inciucio con il Partito Democratico, governando insieme la Provincia. (Leggi qui Ecco i nomi dei traditori che hanno costretto FdI e Pd a convivere).

Il sindaco di Pofi Tommaso Ciccone durante la processione

Invece di tirare fuori la solita storia secondo la quale la Provincia è un ente di II Livello nel quale si amministra e non si fa politica, Riccardo Del Brocco ha alzato il dito e lo ha puntato contro i tanti del centrodestra corsi in soccorso del vincitore. In pratica, vendendo il proprio voto al centrosinistra. E denunciando che è colpa loro se FdI e Pd devono sopportarsi in questa fase.

È innegabile che due anni fa il centrodestra avesse più voti amministrativi del centrosinistra. Nonostante questo le Provinciali le vinse Antonio Pompeo. Colpa degli inciuciatori del centrodestra. Che si sono venduti la pelle di Ciccone. E ora si lamentano pure.

Facce di bronzo

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