Da Stalingrado ciociara a roccaforte di patrioti

Una città che ha fatto dell'originalità un tratto distintivo. Con meno contraddizioni di quanto sembri. Quando tutti erano democristiani era rossa. Ed oggi è la cittadina più a destra d'Italia forte della sua vocazione alla rottura.

Marco Barzelli
Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

Anomala, spesso controcorrente, quasi mai allineata al Governo centrale. Questa è Ceccano. Fu soprattutto Comunista nel dopoguerra, quando in Italia spopolava la Democrazia Cristiana di De Gasperi. Fu perlopiù Democristiana negli anni Sessanta e Settanta, quando il centrosinistra organico di DC e Socialisti rumoreggiò con Moro e morì con Rumor. E fu particolarmente Socialista in due momenti epocali: dopo il Compromesso Storico tra DC di Moro e PCI di Berlinguer, sfociato nel 1976 nel “Governo della non sfiducia” guidato da Andreotti. Poi con l’avvento di Craxi tra il 1983 e il 1987.

Trent’anni rossissimi

L’ex sindaco di Ceccano Manuela Maliziola

Per il resto, eccetto qualche sprazzo di DC negli anni Novanta con Giancarlo Savoni e Gianni Querqui, Ceccano è stata la Stalingrado ciociara per oltre 30 anni.

Dal sindaco Aldo Papetti (PCI) alla prima cittadina Manuela Maliziola (PSI). Passando per Angelino Loffredi (PCI), Carlo Spinelli (PSI), il già senatore Angelo Compagnoni (PCI), Francesco Ciotoli (PDS). Poi Maurizio Cerroni (PDS-DS) e Antonio Ciotoli (SDI-PSI).

Poi la storica ascesa del centrodestra trainato da Fratelli d’Italia, prima in maniera velata e poi con tanto di simboli di Partito. Con Roberto Caligiore al potere per la seconda volta dopo una schiacciante vittoria al primo turno. Frutto anche e soprattutto dell’investimento fatto sui giovani della “cantera” cresciuta dal senatore Massimo Ruspandini. (Leggi qui Una “Massa” di giovani che contano. Giovani di destra).

Mentre appare ancora una chimera l’unità di un centrosinistra ancorato al passato. (Leggi qui Anatomia di una crisi: il centrosinistra a Ceccano).

Ruspandini: vocati alla rottura

Massimo Ruspandini

È proprio lo stesso Ruspandini, ormai ristabilitosi dalla polmonite da Covid, a parlare della sua città anomala. «Ceccano non devia, ma prosegue nella sua originalità. – commenta il senatore fabraterno di Fratelli d’Italia – Se un tempo era per tutti la roccaforte rossa, con percentuali seconde solo a quella di Livorno, oggi mantiene la sua originalità. Lo fa continuando nella sua vocazione storica, culturale e sociale di rottura. Da roccaforte della sinistra a città di patrioti. C’è una continuità nell’anomalia. Quando tutti erano DC, qui c’era il PCI più forte della regione. Oggi, quando tanti Comuni, la Regione e il Governo sono in mano al PD, a Ceccano non c’è nemmeno un consigliere comunale. In Giunta, invece, sindaco, vicesindaco e assessori all’Urbanistica e all’Ambiente sono di FdI». (Leggi qui La lezione delle Comunali / Ceccano).

Si riferisce nell’ordine, oltre a Caligiore, a Federica Aceto, Ginevra Bianchini e Riccardo Del Brocco. Nell’esecutivo di Palazzo Antonelli quattro su sei, per l’appunto, sono di Fratelli d’Italia. Gli altri due sono i delegati alla Cultura e alla Pubblica Istruzione, rispettivamente Stefano Gizzi (Lega) e Mario Sodani (Patto Civico). Gizzi ha due consiglieri di riferimento, ovvero Angelo Macciomei e Pasquale Bronzi. Sodani uno: Marco Mizzoni.

Gli scranni consiliari di FdI, però, sono ormai sei. Perché tra gli oltre 200 neo-tesserati di FdI, che hanno rinnovato o inoltrato per la prima volta la loro adesione, non c’è soltanto il “figliol prodigo” Del Brocco. (Leggi qui Del Brocco, il figliol prodigo con la fama del “duro”).

Fratelli come se piovesse

Riccardo Del Brocco, Rino Liburdi, Giancarlo Santucci

Assieme a lui, infatti, sono approdati nel partito di Giorgia Meloni anche gli altri vertici della lista Grande Ceccano. Cioè il consigliere Giancarlo Santucci e il primo dei non eletti Rino Liburdi, tra l’altro fresco di incarico come consulente comunale per la modernizzazione dei processi amministrativi. Tra gli altri anche un fedelissimo di Del Brocco, Pierluigi Passeri, il terzo più votato nella civica filo-FdI. Sono “Fratelli”, oltre a quelli di fatto (Daniele Massa e Alessandro Savoni), anche i tre esponenti del gruppo Caligiore Sindaco. Vale a dire Mauro Staccone, Diego e Mariella Bruni.

Con loro si è iscritto pure il primo dei non eletti Giuseppe Cossu, attivista e referente del popoloso Quartiere Di Vittorio. «Nemmeno ai tempi di PCI, DS o PSI c’erano pattuglie di centrodestra così numericamente importanti. – accentua il “Fratello” Del Brocco – E non ne esistono né in Provincia né a livello regionale o nazionale. Si può dire che oggi Ceccano sia la città più a destra di Italia».

Non solo per via dell’enorme consenso elettorale avuto dalla coalizione che ha stracciato il centrosinistra locale con quasi 7 mila voti (il 51%). Voti di cui oltre 4 mila conquistati dalla tricefala creatura meloniana (Fratelli d’Italia, Caligiore Sindaco e Grande Ceccano). Un po’ di centrodestra, infatti, sta anche all’opposizione. Si parla di due ex caligioriani: Marco Corsi e Tonino Aversa, rispettivamente presidente del Consiglio e delegato all’Urbanistica nella prima amministrazione guidata da Caligiore.

Marco Corsi

Il primo, dopo aver contribuito a dimissionare Caligiore, si è candidato a sindaco contro di lui con l’appoggio di PD e PSI. Non si esclude nemmeno, se sostenuto in occasione del prossimo rinnovo del Consiglio provinciale, un suo potenziale approdo nel Partito Democratico. È pur sempre, però, un uomo di centrodestra. Nacque politicamente con Forza Italia al pari dell’alleato elettorale Aversa. Che però, al contrario dello stesso Corsi, è ormai un consigliere indipendente propenso al ritorno tra le file di FI.

Destra anche all’opposizione

Anche Corsi, come il resto della truppa del Caligiore 1, fu eletti al grido di “Né destra né sinistra né affari”. Aversa, da sostenitore di Querqui a indipendente, si arruolò successivamente. Nel mezzo furono in molti gli elettori a cascare dal pero non appena l’esercito avanzò a bandiere di FdI spiegate. Alle Amministrative 2020, invece, sia i Fratelli d’Italia che la new entry Lega li hanno agitati sin da subito i vessilli al vento.

D’altronde il vento, nel frattempo, è cambiato anche a livello nazionale. Ma l’anomala Ceccano aveva già virato a destra tra il “Governo delle larghe intese” di Letta, alimentato anche dal PDL, e il Fenomeno Renzi.

Era già Patriota quando gran parte dell’Italia era Democrat.