Dall’uno vale uno all’uno… vale l’altro

Foto © Marco Cremonesi / Imagoeconomica

Il voto? Già archiviato. Ora però ci sono le conseguenze. Con il nodo cruciale della rappresentanza dei territori. Le speranze politiche su Frosinone e Latina si ridimensionano. In numero ed in qualità. Perché le chiavi le avranno le segreterie.

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Una settimana fa si stava votando per lelection day. Un appuntamento che appare già lontanissimo, a dimostrazione di come il susseguirsi spasmodico degli eventi costringa tutti a vivere solo un eterno presente. Senza avere la possibilità di programmare, di guardare ad un orizzonte più ampio, di pensare alle prossime generazioni.

Ancora una volta, come sempre e non solo in Italia, il popolo sovrano ha votato di “pancia”. Specialmente per quanto riguarda il referendum che ha cancellato 345 seggi parlamentari. Ma il voto è sacro e dunque va rispettato.

Nicola Zingaretti, Luca Zaia, Vincenzo De Luca

Ora si tratta però di provare a mantenere la rappresentanza dei territori, magari dando la possibilità al popolo sovrano di scegliere i propri rappresentanti. Alle regionali invece è finita 3-3. Chi ha vinto davvero? Intanto i Governatori: Zaia, De Luca, Emiliano, Giani, Toti, Acquaroli. E quindi i sindaci. Tra i leader politici, Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) e Nicola Zingaretti (Pd). Tra gli sconfitti, il Movimento Cinque Stelle innanzitutto. La vittoria del referendum non basta a bilanciare la scomparsa dai radar nelle Regioni e nei Comuni. (Leggi qui La vittoria di Zingaretti, la sconfitta di Salvini).

Ora si è aperta una fase convulsa, ma ancora una volta non si riesce a capire dove si vuole andare. I Cinque Stelle hanno smarrito tante cose. Ma una su tutte: il “sacro furore” degli inizi, quello sintetizzato dal principio dell’uno vale uno. Poi si è scoperto che non è esattamente così, che Luigi Di Maio conta almeno come una cinquantina di parlamentari pentastellati. (Leggi qui La vittoria di Zingaretti, la sconfitta di Salvini).

Lo streaming non si fa quasi più, l’approccio al Governo ha minato ogni certezza. L’obiettivo minimo è diventato lo stesso di ogni forza politica in difficoltà: resistere. Innanzitutto in Parlamento. E per fare questo, perfino in prospettiva, cosa c’è di meglio di un sistema elettorale proporzionale, magari senza preferenze?

La rappresentanza dei territori è sotto attacco
Beppe Grillo, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Foto © Raffaele Verderese / Imagoeconomica

Il passo obbligato è quello di ridisegnare i collegi. Con il Germanicum sarebbero 63. Molto probabilmente le province di Frosinone e Latina saranno insieme. Chiaro che il numero degli eletti diminuirà. E con esso il peso dei territori. Il rischio è che davvero le comunali diventino l’unico palcoscenico possibile per le ambizioni e le capacità politiche. Perché con meno posti per Camera e Senato, alle regionali si dovrà procedere con il… sorteggio. (Leggi qui Nuova legge elettorale e candidati: già si sgomita).

Eppure il radicamento sul territorio è un valore. Lo ha dimostrato il Pd di Francesco De Angelis alle Regionali, con le elezioni di Mauro Buschini e Sara Battisti. Lo hanno dimostrato i Fratelli d’Italia di Massimo Ruspandini vincendo, insieme al centrodestra, a Ceccano e Ripi. Lo hanno dimostrato tutti i sindaci che sono stati eletti meno di sette giorni fa. Ma lo hanno dimostrato negli anni anche primi cittadini come Nicola Ottaviani, Antonio Pompeo, Enzo Salera, Roberto De Donatis, Daniele Natalia. Poi Domenico Alfieri, Roberto Caligiore, Anselmo Rotondo, Massimiliano Quadrini e anti altri. Lo dimostrano sempre i consiglieri comunali che fanno segnare il record delle preferenze. Anche domenica scorsa.

Dopo la vittoria del Sì al referendum, i Cinque Stelle hanno immediatamente rilanciato: ora via alla diminuzione degli stipendi dei parlamentari. Ma qualcuno avrà mai il coraggio di introdurre nel dibattito politico i temi della competenza, della capacità, dei progetti? E lo ribadiamo ancora una volta: una politica debole lascia spazi ai poteri forti. E perfino alle fotocopie dei poteri forti. L’obiettivo è quello di consegnare le chiavi della rappresentanza democratica a pochissimi. Ai sacerdoti delle segreterie nazionali dei partiti, che decideranno preventivamente (in sede di formazione delle liste) chi sarà eletto e chi no. E se non ci saranno neppure le preferenze tanto meglio.

A quel punto la metamorfosi di una fase politica sarà addirittura sublimata. In un combinato disposto di meno seggi e zero possibilità che l’elettore scelga da chi farsi rappresentare. A quel punto saremo passati definitivamente da uno slogan all’altro. L’uno vale uno sarà sostituito da… uno vale l’altro. Purché sia fedele al capo politico del suo partito. Il talento? Chissenefrega. La capacità politica? Chissenefrega al quadrato. Il radicamento sul territorio? Qui Chissenefrega al cubo.

Riqualificazione dell’ex Permaflex
Francesco De Angelis

Ora fuori le idee. Il consiglio regionale del Lazio ha dato il via libera definitivo al cambio di destinazione d’uso dell’area ex Permaflex. Un sito di un valore enorme, posizionato subito dopo l’uscita del casello autostradale. Il Consorzio Asi e il Comune di Frosinone stanno lavorando da anni su questo tema. Finora le proposte sono state concentrate sul versante della mobilità, delle rotatorie che saranno realizzate come opere compensative. Si continua a ripetere che in quella zona verrà realizzato un Parco tematico con una forte vocazione commerciale. C’è attesa per la presentazione del progetto da parte dei privati.

Il sindaco Nicola Ottaviani ha intanto fatto sapere che sull’argomento deciderà il consiglio comunale. Si tratta di un’occasione importante per il capoluogo, da vagliare attentamente. Analizzando pro e contro in modo dettagliato. Un’occasione irripetibile anche per il consiglio comunale, per riprendersi quella centralità politica che ha perso nel corso degli ultimi venti anni.

A patto che si discuta nel merito del problema. Senza quelle logiche e quei toni da crociata che spesso abbiamo ascoltato in questi anni in aula. Non sarà importante strappare l’applauso o il like, sarà importante costruire un percorso di rilancio reale del capoluogo.

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