Dario Franceschini

Campidoglio con vista Quirinale. E Palazzo Chigi

Se i Democrat vincono le amministrative e il segretario sbarca in Parlamento, si apre una fase nuova. Con Enrico Letta che potrebbe provare a cambiare radicalmente l’impostazione del Partito. Ma c’è un problema. A Roma è in campo il modello di Nicola Zingaretti. Che non è proprio la stessa cosa. E la Capitale pesa più di tutto il resto messo insieme.

Dai fiori d’arancio all’asse di ferro: i giorni di Astorre

Il senatore e segretario regionale del Pd ha pronunciato il fatidico “sì” con Francesca Sbardella. Tra gli invitati Dario Franceschini, Nicola Zingaretti e Daniele Leodori. Nomi che possono portare ad un patto politico in grado di cambiare verso al centrosinistra. Ecco come e perché.

Il rischiatutto di Letta e le strategie di Zingaretti

Nel Pd si valuta cosa potrebbe succedere se il segretario dovesse perdere le suppletive a Siena. L’ipotesi è una sfida per la segreteria tra Pinotti (Franceschini) e Bonaccini (Guerini). Ma la data naturale del congresso è il 2023 e il Governatore del Lazio intende farla rispettare. Trame, retroscena e ruolo delle correnti.

Pd, la vera mina vagante si chiama Nicola Zingaretti

Dopo il sostanziale siluramento da candidato a sindaco di Roma, il Governatore del Lazio ha recuperato una totale libertà di manovra. Mentre Enrico Letta comincia a dover fare i conti con i signori delle correnti. Zingaretti ha ancora due anni di mandato nel Lazio e si tratta di un tempo enorme. Potrebbe sorprendere ancora il suo stesso Partito.

Quello che Nicola Zingaretti non dice

Se davvero non si candiderà a sindaco di Roma, perché dimettersi da segretario nazionale? Troppi punti da chiarire. Nessun dibattito sull’analisi effettuata nel momento del passo indietro: “Mi vergogno di un partito che pensa alle poltrone e non alla pandemia”.

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